Home Umbria Giovani laureati, l’Umbria perde sia verso l’estero che verso l’Italia

Giovani laureati, l’Umbria perde sia verso l’estero che verso l’Italia

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Il problema, però, non si esaurisce nei trasferimenti oltreconfine. Per i giovani laureati l’Umbria registra infatti una perdita anche nei confronti delle altre regioni italiane.

Tra i laureati italiani di età compresa tra 25 e 34 anni, dal 2019 al 2025 il saldo migratorio complessivo dell’Umbria è di circa -2.700 persone, considerando insieme i movimenti con l’estero e quelli interregionali. Nello stesso periodo il Lazio guadagna circa 6.100 laureati e la Toscana circa 1.200, mentre le Marche ne perdono circa 5.800.

Il Centro Italia nel suo complesso riesce quasi a compensare le partenze internazionali: perde circa 15mila giovani laureati verso l’estero, ma ne recupera circa 14mila attraverso gli spostamenti dalle altre aree italiane. L’Umbria, al contrario, rimane in negativo su entrambi i fronti.

Peggior dato del Centro-Nord

Ancora più netto è un secondo indicatore Istat, riferito ai laureati italiani tra i 25 e i 39 anni, che misura il saldo tra iscrizioni e cancellazioni per trasferimento di residenza ogni mille laureati residenti della stessa fascia d’età. Per l’Umbria il valore è -14,7 ogni mille laureati.

Si tratta del nono peggior risultato d’Italia e del dato più negativo dell’intero Centro-Nord. Peggio dell’Umbria fanno soltanto le otto regioni del Mezzogiorno.

Il confronto con le altre regioni del Centro evidenzia la distanza: le Marche sono a -13,7, la Toscana a +0,3 e il Lazio a +5,0. La media italiana è invece di -6,2 ogni mille.

Terni, fuga dei laureati quasi doppia rispetto a Perugia

Il divario diventa ancora più evidente analizzando le due province umbre.

Perugia registra un saldo di -12 laureati ogni mille residenti, mentre Terni arriva a -23,5.

La perdita registrata nel Ternano è dunque quasi doppia rispetto a quella della provincia di Perugia e quasi quattro volte superiore al dato medio nazionale.

Un numero che pone con particolare forza il tema della capacità del territorio ternano di trattenere giovani con un livello di formazione elevato e di offrire opportunità professionali adeguate alle competenze acquisite.

L’Umbria attira studenti, ma fatica a trattenerli dopo la laurea

Il dato appare ancora più significativo considerando che l’Umbria continua a essere una regione capace di attrarre studenti universitari.

Secondo la Banca d’Italia, nell’anno accademico 2023-2024 i due atenei regionali contavano quasi 30mila studenti, il 22,7% in più rispetto a dieci anni prima.

L’Umbria risultava inoltre sesta in Italia per attrattività del sistema universitario.

Il problema sembra quindi manifestarsi soprattutto nel passaggio dall’università al mondo del lavoro. La regione riesce ad attirare giovani nella fase della formazione, ma incontra maggiori difficoltà quando deve offrire loro prospettive professionali sufficientemente competitive per convincerli a restare.

Meno di un’assunzione su dieci richiede la laurea

Un’altra indicazione arriva dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Nel 2025 le imprese umbre hanno programmato 69.970 entrate, ma soltanto l’8,1% richiedeva un titolo universitario.

La quota è nettamente inferiore all’11,6% nazionale e al 12,2% del Centro Italia.

Tra le regioni centrali, la Toscana raggiunge il 9%, le Marche l’8,7%, mentre il Lazio arriva al 15,5%.

Il dato non significa necessariamente che i giovani laureati lascino l’Umbria soltanto perché non trovano lavoro. Le imprese possono, ad esempio, avere difficoltà a reperire determinate competenze specialistiche e contemporaneamente esprimere una domanda complessiva di laureati non sufficiente ad assorbire il capitale umano disponibile.

Il tema riguarda quindi anche la qualità e le prospettive del lavoro offerto, oltre al semplice numero delle assunzioni.

Mencaroni: “Non basta creare lavoro”

A richiamare l’attenzione sul problema è Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria. “Il miglioramento del 2025 è un segnale importante: la distanza tra gli italiani residenti in Umbria che lasciano la regione per l’estero e quelli che arrivano si è ridotta più della media nazionale, al netto della stretta sulle iscrizioni all’Aire. Ma non possiamo confondere il rallentamento delle partenze con la soluzione del problema”.

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Per Mencaroni la questione decisiva riguarda proprio i giovani più qualificati.

“Tra le persone più istruite il recupero è più lento e sui giovani laureati l’Umbria continua a perdere sia verso l’estero sia verso altre regioni italiane. Il punto è trasformare la capacità di attrarre e formare giovani in capacità di offrire loro percorsi professionali competitivi”.

Da qui la necessità, secondo il presidente della Camera di Commercio, di un’azione condivisa tra istituzioni, università e sistema produttivo.

“Non basta creare lavoro: dobbiamo rendere credibile la scelta di costruire qui il proprio futuro”.

Mencaroni rilancia inoltre la proposta di una sperimentazione con un contributo pubblico aggiuntivo al compenso pagato dalle imprese, nel rispetto dei contratti vigenti, destinato ad alcune centinaia di laureati. L’obiettivo sarebbe rendere più competitive le offerte umbre e favorire la permanenza dei giovani, il rientro di chi è partito e l’arrivo di nuove professionalità.

La vera sfida è il lavoro qualificato

I numeri descrivono così un’Umbria sospesa tra due tendenze.

Da una parte, nel 2025 la perdita di cittadini italiani verso l’estero diminuisce più della media nazionale. Dall’altra, il saldo dei giovani laureati continua a rappresentare una delle principali fragilità regionali.

Il punto non è impedire ai ragazzi di andare fuori dall’Umbria per studiare, lavorare o fare esperienza. La sfida è creare condizioni sufficientemente competitive perché partire non diventi una scelta obbligata e perché, dopo un’esperienza altrove, tornare in Umbria possa essere un’opportunità concreta.

La regione dimostra di saper attirare giovani nelle proprie università. Ora la partita si sposta sul terreno più difficile: offrire lavoro qualificato, retribuzioni e prospettive di carriera capaci di convincerli a costruire qui il proprio futuro.