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Esportazioni umbre: vola il commercio con gli USA, ma l’ombra dei dazi agita le imprese

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L’export verso gli Stati Uniti cresce del 20,5% nel primo trimestre 2025. AUR: “Bene la moda e l’agroalimentare, ma preoccupano i dazi su vino, acciaio e alluminio”

Per l’Umbria il mercato americano si conferma una miniera d’oro. Nei primi tre mesi del 2025, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno toccato quota 202 milioni di euro, con un balzo in avanti del 20,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un risultato da record, che piazza l’Umbria tra le regioni italiane con la crescita più vivace sul mercato statunitense. A dirlo è uno studio pubblicato da Agenzia Umbria Ricerche (AUR), firmato da Elisabetta Tondini e Mauro Casavecchia.

Ma a fronte dei numeri brillanti si affacciano nuvole all’orizzonte. Con il ritorno di Donald Trump alla presidenza USA, è tornato anche il protezionismo. Dopo settimane di annunci e rinvii, il 27 luglio è stato siglato un accordo tra Stati Uniti e Unione Europea: un dazio del 15% su quasi tutte le merci, con esenzioni totali solo per alcuni settori strategici. Restano esclusi da agevolazioni chiare comparti centrali per l’economia umbra, come il vino e la metallurgia, dove si applicano dazi globali del 50% su acciaio e alluminio.

In questo contesto ancora incerto, i dati del primo trimestre appaiono come il canto del cigno di una stagione favorevole. Gli USA sono oggi il secondo partner commerciale dell’Umbria, con una quota del 13,6% dell’export regionale, in crescita rispetto all’11,9% del 2024. Il peso della domanda americana è tale che quasi metà dell’aumento complessivo delle esportazioni umbre è legato proprio a questo mercato.

Il settore che traina è quello della moda, con oltre 72 milioni di euro esportati e un incremento del 38,6%. Seguono macchinari e apparecchiature (55,7 milioni, ma in calo), alimentari e bevande (17,9 milioni, +33%), e gli apparecchi elettrici, che segnano una crescita esponenziale, passando all’8,2% del totale con 16,6 milioni di euro. Più indietro i mezzi di trasporto, in flessione del 10,9%.

Oltre all’aumento dei volumi, colpisce la forte dipendenza di alcuni comparti dall’export verso gli USA. Secondo l’analisi di AUR, nel primo trimestre dell’anno gli americani hanno acquistato l’85% delle batterie e accumulatori prodotti in Umbria, più del 50% degli aeromobili e componenti, oltre il 30% delle bevande (vino in testa), e circa un quarto del tessile-abbigliamento regionale.

L’accordo raggiunto tra Bruxelles e Washington permette di tirare un parziale sospiro di sollievo per settori come meccanica, chimica e agroalimentare di qualità, che beneficiano dell’azzeramento o della riduzione dei dazi. Ma la partita resta aperta per comparti fondamentali per il tessuto produttivo umbro, come il vino, la cui sorte resta sospesa in assenza di deroghe ufficiali, e le imprese metallurgiche, che rischiano un forte ridimensionamento della competitività.

L’Umbria è tra le regioni italiane più esposte al mercato statunitense”, sottolineano Tondini e Casavecchia nel rapporto AUR. “In questo nuovo scenario, alle imprese si richiede una riflessione seria sulle strategie di internazionalizzazione, puntando sulla diversificazione dei mercati per non rimanere ostaggio dei mutamenti geopolitici”.

In sintesi: le vendite volano, ma la rotta è da correggere. Perché se gli Stati Uniti sono ancora la terra delle opportunità, adesso presentano anche più di qualche trappola doganale.