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Eolico in Umbria, la Regione sfida il Governo sul caso Phobos

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De Luca avverte: “Senza correttivi al decreto Transizione 5.0 le autorizzazioni nazionali annulleranno ogni tutela locale”

La Regione Umbria passa alle vie legali contro il progetto eolico Phobos, riaccendendo il confronto con il Governo sulla gestione delle politiche energetiche e sulla salvaguardia del paesaggio. Con una delibera approvata a fine dicembre 2025, l’amministrazione regionale ha deciso di costituirsi in giudizio contro il ricorso presentato dalla società proponente, dopo il diniego regionale all’autorizzazione dell’impianto.

Il progetto prevede l’installazione di sette aerogeneratori da 6 megawatt ciascuno, per una potenza complessiva di 42 MW, nei territori comunali di Castel Giorgio e Orvieto. Un intervento che la Regione ha giudicato incompatibile con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche dell’area, ma che ha ottenuto invece il via libera dal Consiglio dei Ministri con una deliberazione del giugno 2023.

Assessore regionale Thomas De Luca

«La Regione ha concluso l’iter autorizzativo con esito negativo nel 2025 – spiega l’assessore regionale Thomas De Luca – mentre il Governo ha scelto di approvare l’impianto con un atto discrezionale, nonostante il parere contrario del Ministero della Cultura. È una decisione che mette in discussione il ruolo delle autonomie territoriali».

Secondo De Luca, il caso Phobos rappresenta un precedente destinato a ripetersi se non verranno introdotte modifiche sostanziali al decreto Transizione 5.0, attualmente all’esame del Parlamento. L’assessore ha rivolto un appello ai parlamentari umbri della maggioranza affinché sostengano gli emendamenti proposti in Conferenza Stato-Regioni, in particolare quello che prevede il ripristino delle aree non idonee alla realizzazione di impianti industriali.

«Senza queste correzioni – avverte – anche una valutazione ambientale regionale negativa rischia di essere sistematicamente superata da una VIA nazionale favorevole, svuotando di significato ogni forma di pianificazione territoriale».

Il contenzioso si inserisce inoltre nel quadro dell’impugnazione governativa della legge regionale umbra n. 7/2025, adottata per proteggere le visuali identitarie e i contesti storici e paesaggistici più sensibili, come l’area della Rupe di Orvieto. Una normativa che, secondo la Regione, è stata contestata proprio perché limita l’installazione di grandi impianti eolici.

«La deregolamentazione – conclude De Luca – non tutela l’interesse nazionale, ma favorisce soggetti lontani dal territorio. Si parla di sostenibilità e identità culturale, ma poi si rischia di cancellare per sempre i luoghi che rendono l’Umbria riconoscibile».