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Elezioni comunali Umbria 2026, urne aperte in sei Comuni: il caso Scheggino scuote la Valnerina

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Amministrative umbre tra Perugino e Ternano: a Scheggino cinque candidati sindaco per appena 418 abitanti, esplode il dibattito sulle liste “esterne”

Urne aperte anche in Umbria per il rinnovo di sindaci e consigli comunali in sei piccoli Comuni della regione. Una tornata amministrativa limitata nei numeri ma politicamente significativa, considerata da molti osservatori un primo test in vista delle future elezioni comunali del 2027, quando andranno al voto realtà strategiche come Todi, Narni e Deruta.

Sono quattro i Comuni della provincia di Terni coinvolti: Attigliano, Calvi dell’Umbria, Ferentillo e Giove. Nel Perugino, invece, si vota a Scheggino e Valfabbrica. Complessivamente gli elettori interessati sono meno di 11mila.

Tra i centri chiamati alle urne, il Comune più popoloso è Valfabbrica con oltre 3mila abitanti, mentre il più piccolo è Scheggino, diventato nelle ultime settimane il vero caso politico delle amministrative umbre 2026. in questa realtà politica la corsa è tutta concentrata su due liste civiche. Il sindaco uscente Enrico Bacoccoli cerca la conferma con la lista di centrodestra “Insieme per crescere ancora”, mentre a sfidarlo sarà Loredana Petrosi, consigliera comunale di opposizione e coordinatrice di Blu a Valfabbrica, candidata con “Alternativa in Comune”. Una competizione equilibrata che potrebbe rappresentare uno dei segnali politici più interessanti dell’intera tornata elettorale umbra.

Ma i riflettori sono puntati soprattutto su Scheggino. Nel piccolo borgo della Valnerina, appena 418 residenti, si presentano ben cinque candidati sindaco e 41 aspiranti consiglieri comunali: numeri che significano, di fatto, un candidato ogni sette abitanti.

Un dato che ha sorpreso anche molti residenti, abituati negli anni scorsi a situazioni completamente diverse. Basti pensare che nel 2020 i candidati sindaco erano tre, mentre nella tornata precedente si era presentata addirittura una sola lista.

Le candidature considerate realmente radicate sul territorio sarebbero principalmente due: quella del sindaco uscente Fabio Dottori, candidato con “Uniti per Scheggino”, e quella di Paolo Chiappini, esponente della civica “Campolargo”, vicina all’area del centrosinistra.

Accanto alle liste locali sono però comparse altre tre formazioni guidate da candidati provenienti anche da fuori regione. Carlo Stefanelli, nato a Napoli, corre con “Alleanza per l’Italia”; Pietro Gagliano, originario di Acerra, è il candidato di “Progetto Popolare”; mentre Giorgia Gorini, nata a San Benedetto del Tronto ma con origini umbre, guida “Umbria Autonoma”.

Ecco operchè Scheggino fa discutere

Il caso Scheggino sta inevitabilmente alimentando il dibattito politico umbro sul fenomeno delle cosiddette “liste civetta” e delle candidature esterne nei piccoli Comuni italiani. Dal punto di vista normativo non esiste alcuna irregolarità: la legge consente pienamente a cittadini non residenti di candidarsi. Tuttavia, ciò che colpisce è la sproporzione tra dimensioni del Comune e numero delle liste presentate, soprattutto considerando che molti candidati consiglieri non vivono in Valnerina e in alcuni casi non hanno alcun legame diretto con il territorio.

La sensazione diffusa tra cittadini e osservatori è che, in realtà così piccole, il rischio sia quello di trasformare le elezioni amministrative in operazioni politiche più simboliche che realmente legate alla gestione quotidiana del Comune.

Scheggino diventa così il simbolo di una dinamica ormai sempre più frequente nei piccoli borghi italiani: da una parte il calo della partecipazione reale alla vita amministrativa locale, dall’altra l’utilizzo delle candidature come strumento politico o mediatico. Un fenomeno che apre interrogativi anche sul futuro della rappresentanza nei piccoli Comuni umbri