Regione Umbria, Anci e sindacati firmano il Protocollo contro la chiusura delle filiali. Un Comune umbro su tre è già senza banca e 3.400 imprese non hanno uno sportello nel proprio territorio
La desertificazione bancaria in Umbria non è più soltanto un problema del sistema del credito: sta diventando una questione economica, sociale e territoriale. Sono circa 53mila gli umbri che vivono in Comuni completamente privi di sportelli bancari, mentre circa 3.400 imprese non possono più contare sulla presenza di una filiale nel proprio territorio. Per cercare di invertire la tendenza, Regione Umbria, Anci Umbria e organizzazioni sindacali dei lavoratori del credito – Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin – hanno sottoscritto nel Salone d’Onore di Palazzo Donini un Protocollo d’Intesa contro la desertificazione bancaria.
L’accordo avrà una durata di quattro anni e punta a mettere in campo una strategia condivisa per difendere i servizi bancari territoriali, facilitare l’accesso al credito di famiglie e imprese e tutelare l’occupazione nel settore.
I numeri restituiscono la dimensione del problema. Un Comune umbro su tre non dispone più di alcuno sportello bancario, mentre altri 24 Comuni ne hanno soltanto uno.
Nell’ultimo anno il numero dei cittadini residenti in Comuni completamente privi di filiali è aumentato del 10%, arrivando a circa 53mila persone. Analogo incremento per le imprese: sono circa 3.400 quelle che non hanno più una filiale bancaria nel proprio Comune. Se la tendenza non cambierà, nei prossimi anni oltre la metà dei Comuni umbri rischia di trovarsi senza sportelli.
Il fenomeno pesa soprattutto sui piccoli centri e sulle aree interne, dove la chiusura di una banca si aggiunge alla progressiva riduzione di altri servizi e obbliga cittadini e imprenditori a spostarsi verso centri più grandi anche per operazioni che richiedono assistenza diretta.
La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha sottolineato come la desertificazione bancaria incida «profondamente sulla vita quotidiana delle persone e delle imprese», interessando soprattutto «le aree interne, i borghi e i piccoli Comuni umbri, dove la chiusura di uno sportello significa spesso l’ultimo presidio di prossimità che viene meno». Da qui la decisione di costruire quella che Proietti definisce «una risposta di sistema, la prima a livello nazionale», mettendo allo stesso tavolo istituzioni e parti sociali. La presidente ha inoltre annunciato l’intenzione di sottoporre l’esperienza umbra alla Conferenza delle Regioni, con l’obiettivo di farne un possibile modello per accordi analoghi in altre parti d’Italia.
La Giunta regionale si impegna a promuovere politiche di sostegno al credito e al lavoro e a collegare gli interventi alle strategie già avviate per le aree interne e i piccoli borghi.
La Regione intende inoltre confrontarsi direttamente con gli istituti bancari affinché venga mantenuta una presenza sul territorio adeguata alle esigenze di cittadini e imprese. Anche i Comuni saranno invitati a intervenire, ad esempio nel rapporto con le banche che gestiscono i servizi di tesoreria comunale.
Per il presidente di Anci Umbria Federico Gori, il Protocollo rappresenta «un ulteriore passo avanti verso la tutela del credito territoriale», considerato «un presidio fondamentale per le nostre comunità». La questione bancaria viene così collegata direttamente alla più ampia battaglia contro lo spopolamento e l’invecchiamento demografico. «Questo protocollo – ha spiegato Gori – si inserisce pienamente in tale percorso, con l’obiettivo di preservare nei territori, soprattutto quelli più piccoli e fragili, la presenza di servizi essenziali». L’obiettivo è passare dal confronto a interventi concreti, individuando soluzioni differenti in base alle esigenze e alle criticità dei singoli territori.
Il principale strumento operativo previsto dal Protocollo è il Tavolo del Credito Regionale, che dovrà essere istituito entro sei mesi dalla firma e al quale parteciperà anche Gepafin. Il Tavolo avrà il compito di monitorare i flussi di finanziamento, favorire gli investimenti e contribuire a prevenire situazioni di crisi di liquidità.
Secondo Proietti, l’Umbria sarà la prima Regione a istituire un Tavolo del Credito Regionale, nella convinzione che mantenere i servizi bancari sia essenziale anche per contrastare lo spopolamento delle aree interne. Accanto al Tavolo nascerà un Osservatorio Regionale sull’attività bancaria, incaricato di seguire l’evoluzione della presenza degli istituti di credito sul territorio e del fenomeno della desertificazione bancaria. Tra i compiti previsti c’è anche l’elaborazione di classifiche di sostenibilità delle banche presenti in Umbria, per valutare il rapporto degli istituti con il territorio e con il sistema economico e sociale regionale.
Le organizzazioni sindacali contribuiranno al monitoraggio delle dinamiche occupazionali e del mercato, alla formazione e alla raccolta delle segnalazioni sulle difficoltà di accesso al credito.

Il Protocollo prevede inoltre programmi di formazione e riqualificazione professionale per i lavoratori del settore bancario e finanziario, anche utilizzando fondi europei e nazionali.Particolare attenzione sarà dedicata ai Comuni umbri maggiormente esposti al rischio di desertificazione bancaria, per i quali dovranno essere individuate risposte specifiche.
Il Protocollo rappresenta un segnale politico significativo perché riconosce un punto spesso sottovalutato: la chiusura di una banca in un piccolo Comune non equivale semplicemente alla chiusura di un’attività commerciale.
Uno sportello bancario è ancora un servizio di prossimità, soprattutto per anziani, piccoli imprenditori e cittadini con minore dimestichezza con gli strumenti digitali. E nelle aree interne la distanza tra un servizio e l’altro può trasformarsi rapidamente in una nuova forma di disuguaglianza.
La digitalizzazione dei servizi bancari è ormai irreversibile e offre indubbi vantaggi, ma non può diventare l’unica risposta. Non tutti i cittadini hanno le stesse competenze digitali e non tutte le operazioni possono essere affrontate allo stesso modo attraverso uno smartphone.
C’è poi una questione economica. Se 3.400 imprese umbre operano in Comuni senza una filiale bancaria, il problema non riguarda soltanto dove effettuare un’operazione allo sportello, ma anche il progressivo indebolimento del rapporto diretto tra banca, impresa e territorio. Il Protocollo, dunque, parte da una diagnosi corretta. Ma la firma non può essere considerata un punto d’arrivo. La vera verifica arriverà con il Tavolo del Credito Regionale e con l’Osservatorio: dovranno produrre dati accessibili, individuare i territori più fragili e soprattutto trasformare il confronto istituzionale in risultati misurabili.Perché il dato più difficile da ignorare resta quello di partenza: un Comune umbro su tre è già senza banca. E se davvero oltre la metà dei Comuni rischia di rimanere senza filiali nei prossimi anni, il tempo per intervenire non è infinito.
Difendere un servizio bancario nelle aree interne non significa necessariamente difendere a ogni costo il vecchio modello dello sportello tradizionale. Significa trovare formule nuove – presenza fisica, servizi condivisi, consulenza programmata e strumenti digitali assistiti – capaci di evitare che innovazione e razionalizzazione si traducano semplicemente nell’abbandono dei territori meno popolati.
La sfida sarà proprio questa: fare in modo che il nuovo Tavolo non diventi soltanto un luogo di confronto, ma lo strumento con cui misurare, Comune per Comune, se la desertificazione bancaria in Umbria sta davvero rallentando.






























