La Guardia di Finanza smaschera un’attività “amatoriale” solo di facciata: oltre 280 cani venduti senza dichiarazioni fiscali. Partita IVA imposta d’ufficio
Un allevamento di cani di razza operava da anni completamente al di fuori del radar del fisco. A scoprirlo sono stati i militari della Guardia di Finanza di Foligno, che hanno concluso un’indagine fiscale su un allevatore del posto, attivo con razze pregiate come Lagotto Romagnolo, Springer Spaniel e Labrador. Il bilancio? Più di 280 cuccioli venduti “in nero” e oltre 170mila euro di ricavi mai dichiarati.
Il controllo è scattato dopo una mirata attività info-investigativa, incrociando i dati dell’anagrafe canina con le dichiarazioni fiscali (o meglio, la loro assenza). I riscontri, supportati anche dalla documentazione fornita dalla Asl, hanno rivelato un’attività tutt’altro che amatoriale: vendite senza ricevute o con importi sottostimati, gestione sistematica e continuativa dell’allevamento, caratteristiche che secondo la normativa regionale configurano una vera e propria impresa.
A fronte degli elementi raccolti, l’Agenzia delle Entrate ha proceduto con l’apertura d’ufficio di una partita IVA, attribuendo all’allevatore l’obbligo di versare le imposte sui guadagni finora sottratti al fisco. In parallelo, la GdF ha chiesto la collaborazione dei veterinari dell’Azienda Sanitaria di Perugia per verificare anche l’identificazione tramite microchip e lo stato di salute complessivo degli animali.
Ma la vicenda non si chiude qui: la Guardia di Finanza ha annunciato ulteriori controlli a tappeto nel territorio provinciale, con l’obiettivo di scovare altre attività simili, mascherate da hobby ma che nascondono veri e propri business paralleli. Il messaggio è chiaro: chi evade danneggia non solo lo Stato, ma anche chi lavora correttamente e subisce la concorrenza sleale.
Una vicenda che, oltre a sollevare interrogativi fiscali, tocca anche temi di benessere animale e legalità in un settore spesso poco monitorato.














