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Carcere di Terni, i sindacati proclamano lo stato di agitazione

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Denunciate aggressioni quotidiane, sovraffollamento e gravi criticità strutturali. “Situazione fuori controllo, pronti anche all’autoconsegna”

Le organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria hanno proclamato lo stato di agitazione del personale in servizio alla Casa Circondariale di Terni, denunciando una situazione definita “ormai intollerabile” sotto il profilo della sicurezza e delle condizioni di lavoro.

La decisione, formalizzata in un comunicato del 2 marzo 2026, arriva dopo i disordini che hanno recentemente interessato una sezione di media sicurezza dell’istituto e a fronte di quello che i sindacati definiscono “silenzio” da parte dei Superiori Uffici.

“Agenti bersaglio di violenze quotidiane”

Secondo quanto riferito dalle sigle sindacali, dal 22 febbraio gli agenti sarebbero quotidianamente oggetto di atti violenti da parte dei detenuti coinvolti nella rivolta.

Il personale opererebbe in una sezione parzialmente devastata, con camere detentive i cui cancelli, danneggiati, non garantirebbero più la chiusura.

Il servizio, si legge ancora nel documento, verrebbe svolto con l’ausilio di scudi e caschi protettivi a causa di continui lanci di oggetti, sputi, minacce e ingiurie.

Una situazione aggravata, secondo i sindacati, dalla mancata adozione di provvedimenti di trasferimento nei confronti dei responsabili dei disordini.

A fronte della redistribuzione dei detenuti non coinvolti nella rivolta in altre sezioni, con il raggiungimento della capienza regolamentare, sarebbe stato disposto il trasferimento di soli otto detenuti, mentre altri resterebbero in istituto.

I sindacati segnalano inoltre nuove assegnazioni al carcere di Terni per motivi di ordine e sicurezza pubblica, ritenute un ulteriore aggravio per una realtà già critica.

Sovraffollamento e impianti compromessi

Nel comunicato vengono evidenziate anche gravi criticità strutturali e impiantistiche, già segnalate in precedenza: malfunzionamenti al riscaldamento, all’impianto elettrico e idraulico, problemi ai cancelli di sbarramento, camere con cancelli divelti e un sistema di videosorveglianza inefficiente.

L’istituto, strutturalmente inadeguato a ospitare circa 600 detenuti a fronte di una capienza di 420 posti, sarebbe teatro di aggressioni frequenti al personale anche prima degli ultimi eventi.

A ciò si aggiungerebbe un livello di stress lavorativo definito “insostenibile”, con turni non conformi alle normative contrattuali e la sospensione, da questa settimana, di alcuni diritti soggettivi del personale.

“Solo il primo atto di protesta”

Le organizzazioni sindacali parlano di una situazione “fuori controllo” e chiedono un intervento immediato per ripristinare condizioni di sicurezza adeguate all’interno del carcere ternano.

Lo stato di agitazione rappresenterebbe “solo il primo atto” di una serie di iniziative lecite di protesta, destinate a proseguire finché non verrà prestata la dovuta attenzione alle criticità segnalate.

Il personale, si legge infine, sarebbe pronto a ricorrere all’istituto dell’autoconsegna qualora non dovessero arrivare nell’immediato riscontri concreti da parte dei Superiori Uffici .