Home Attualità Carcere di Terni, dopo i disordini la Regione interviene: Proietti sente il...

Carcere di Terni, dopo i disordini la Regione interviene: Proietti sente il provveditore Guerriero

0

Sovraffollamento e trasferimenti al centro del confronto. «Quasi 600 detenuti per 425 posti: servono provvedimenti immediati»

I disordini avvenuti nel carcere di Terni riaccendono il dibattito sull’emergenza penitenziaria in Umbria. All’indomani dei fatti, la presidente della Regione Stefania Proietti ha contattato il provveditore dell’Amministrazione penitenziaria per l’Umbria, Liberato Guerriero, per esaminare la situazione e approfondire le cause che hanno portato all’episodio.

Nel corso del colloquio, la presidente ha posto l’accento su quella che definisce la criticità più urgente: il sovraffollamento. Attualmente nell’istituto ternano sono reclusi quasi 600 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 425 posti. Un dato che, secondo la Regione, incide pesantemente sia sulla qualità della vita all’interno della struttura sia sulle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria.

Particolarmente sotto pressione risultano i servizi sanitari e sociali, descritti come in forte affanno, con il rischio di non riuscire a garantire adeguata assistenza alla popolazione detenuta.

Vertice in carcere e nuovi incontri

La situazione è stata oggetto anche di un incontro svoltosi nella mattinata di ieri nel carcere di Terni, alla presenza del Garante dei detenuti Giuseppe Caforio, del direttore dell’istituto Valerio Pappalardo, del comandante della struttura di Sabbione Vanda Falconi e del provveditore Guerriero.

Parallelamente, l’assessore regionale competente Fabio Barcaioli aveva già avviato un confronto con il provveditore sulle principali criticità del sistema carcerario umbro, dalla sicurezza al sovraffollamento. Un ulteriore incontro è previsto nei prossimi giorni per valutare possibili soluzioni operative.

«Basta trasferimenti in un sistema già al limite»

Secondo quanto riferito dalla presidente Proietti, l’emergenza si sarebbe aggravata dopo un ulteriore trasferimento di detenuti in una struttura già oltre i limiti di capienza. «Non può essere più consentito – ha dichiarato – perché va a danno della salute e della sicurezza delle persone che vivono e lavorano all’interno del carcere».

La presidente ha inoltre evidenziato come l’Umbria abbia negli anni accolto numerosi trasferimenti da altre regioni, in particolare dalla Toscana. «Non possiamo diventare il carcere d’Italia – ha affermato –. Il sistema umbro soffre di criticità strutturali da troppo tempo e il rischio di nuovi disordini è concreto».

Da qui la richiesta al Governo di adottare provvedimenti rapidi per riportare condizioni di vivibilità e sicurezza negli istituti penitenziari della regione.

Proietti ha infine ribadito l’impegno dell’ente regionale sul fronte delle politiche di inclusione e della giustizia riparativa, ricordando i progetti finanziati per favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute e prevenire la recidiva. «La Regione continuerà a fare la propria parte – ha concluso – ma è necessario un intervento strutturale per alleggerire un sistema ormai allo stremo».