La Camera di Commercio punta su digitalizzazione, per ridurre costi e tempi
C’è una tassa invisibile che grava sulle imprese umbre. Non compare nei bilanci pubblici e non viene versata allo Stato, ma pesa ugualmente sui conti aziendali. È il costo della burocrazia ripetitiva: moduli da compilare, documenti da allegare e informazioni da dichiarare più volte, nonostante siano già presenti negli archivi della pubblica amministrazione.
Secondo un’elaborazione dei dati dell’indagine realizzata da Unioncamere, InfoCamere e Fondazione Promo PA, in Umbria questo fenomeno vale circa 10,4 milioni di euro l’anno. Una cifra che deriva dalle dieci autocertificazioni più diffuse e che rappresenta soltanto una parte del costo burocratico complessivo sostenuto dalle aziende.
Tradotto in numeri concreti, significa oltre 424 mila pratiche amministrative ogni anno e circa 52 mila giornate-uomo impiegate in attività che non producono valore per le imprese. Rapportando i dati nazionali alla realtà regionale, ogni azienda umbra sostiene mediamente un costo di circa 115 euro all’anno per adempimenti ripetitivi.

Un peso che in Umbria si avverte ancora di più. Il sistema produttivo regionale è composto in larga parte da micro e piccole imprese, dove spesso è lo stesso imprenditore a occuparsi della gestione amministrativa. Se nelle grandi aziende gli adempimenti vengono assorbiti da uffici dedicati, nelle realtà più piccole ogni ora trascorsa dietro una scrivania è tempo sottratto a clienti, produzione e sviluppo del business.
La buona notizia è che una parte significativa di questi costi potrebbe essere eliminata. Le stime indicano che una riduzione degli oneri burocratici tra il 25% e il 35% consentirebbe alle imprese umbre di recuperare tra 2,6 e 3,6 milioni di euro l’anno. Nel medio periodo, grazie alla piena interoperabilità delle banche dati pubbliche, la quota di costi legata alla richiesta di informazioni già disponibili potrebbe addirittura essere azzerata.
La vera sfida non è infatti digitalizzare la carta, ma evitare che gli stessi dati vengano richiesti più volte. Il principio è semplice: l’impresa fornisce un’informazione una sola volta e le amministrazioni la condividono attraverso sistemi interoperabili. Un obiettivo al quale punta la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), ancora poco conosciuta dal mondo produttivo.
In questo percorso un ruolo centrale è svolto dalla Camera di Commercio dell’Umbria, che considera la semplificazione amministrativa una leva strategica per la competitività delle aziende. Strumenti come il Registro Imprese, il SUAP, il Cassetto digitale dell’imprenditore e il Punto Impresa Digitale (PID) rappresentano tasselli di un sistema pensato per ridurre tempi, costi e complessità nei rapporti con la pubblica amministrazione.
La digitalizzazione resta però una sfida aperta. Nel 2025 hanno investito in innovazione digitale circa 52.500 imprese umbre, pari al 67,6% del totale, una quota ancora inferiore alla media nazionale. Per colmare il divario servirebbero circa 3.500 aziende in più coinvolte nei processi di trasformazione digitale.
Dietro i 10,4 milioni di euro persi ogni anno non ci sono soltanto numeri. Ci sono ore di lavoro sottratte alla crescita, agli investimenti e all’innovazione. Per questo la semplificazione burocratica non è una questione tecnica, ma una vera politica di sviluppo economico. In una regione che punta a rafforzare la competitività delle proprie imprese, eliminare le duplicazioni e valorizzare i dati già disponibili significa restituire tempo e risorse all’economia reale.

La dichiarazione: Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria.
“Per un’impresa, il tempo perso a ripetere dati che la pubblica amministrazione possiede già non è un dettaglio: è competitività sottratta. Semplificare non significa abbassare i controlli, ma renderli più intelligenti, rapidi e sicuri. La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata sulle due grandi transizioni, digitale ed ecologica, perché sono leve decisive per rafforzare il sistema produttivo regionale. Registro Imprese, Cassetto digitale, SUAP, interoperabilità dei dati e Punto Impresa Digitale servono a liberare energie, ridurre costi inutili e aiutare le aziende a investire meglio tempo, tecnologie e risorse”.































