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Assisi, l’Abruzzo rinnova la tradizione dell’olio votivo: un ponte di fede tra regioni e Nazione

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Accesa sulla Tomba di San Francesco la lampada votiva donata dalla Regione Abruzzo. Meloni e Giuli ad Assisi insieme a migliaia di pellegrini e istituzioni: un messaggio di pace e unità in un tempo segnato da conflitti

C’era una grande folla ad accogliere la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, le autorità religiose e civili e migliaia di pellegrini, sindaci e rappresentanti istituzionali giunti da tutta Italia, in particolare dall’Abruzzo.

L’accensione della lampada votiva sulla Tomba di San Francesco, Patrono d’Italia, ha rinnovato una tradizione avviata nel 1939, che ogni anno affida a una regione il compito di custodire simbolicamente il legame con la Basilica Inferiore di Assisi. Quest’anno è stata la Regione Abruzzo, rappresentata dal presidente Marco Marsilio, a offrire l’olio extravergine d’oliva, racchiuso in pregiate anfore aquilane.

Nel suo intervento, Il presidente abruzzese Marsilio, ha sottolineato la forza del gesto, che unisce Abruzzo e Umbria come “terre di santi e di spiritualità”, creando un ponte ideale tra Collemaggio e la Porziuncola. L’olio, segno di luce e pace, diventa così richiamo alla responsabilità verso il patrimonio culturale e religioso della Nazione. “In un tempo fragile, segnato da venti di guerra e divisione – ha dichiarato – l’esempio di San Francesco e le radici spirituali dell’Abruzzo possano ispirare l’intera comunità italiana”.

il momento della Accensione della Lampada ad olio

L’omaggio abruzzese assume quest’anno un valore particolare: il 2025 è l’ottavo centenario del Cantico delle Creature, testo che richiama all’urgenza di pace in un mondo attraversato da conflitti e instabilità. La Regione ha contribuito al restauro della loggetta della Basilica di Santa Maria degli Angeli e al recupero di due dipinti settecenteschi raffiguranti San Francesco e Santa Chiara, offrendo anche un itinerario di eccellenze artigiane, enogastronomiche e storiche. Cortei e rievocazioni culturali provenienti dalle quattro province hanno reso viva la memoria e lo spirito comunitario dell’Abruzzo, rafforzando un legame che si proietta verso il futuro.

Dal canto suo, la premier Meloni ha ribadito il valore universale del messaggio francescano come antidoto alle fratture del presente. “San Francesco – ha affermato – resta un faro di pace e dialogo in un mondo che conta oggi 56 focolai di guerra. Il suo pensiero invita a riscoprire il valore della pazienza, della parola e della comprensione come strumenti di coesione”.

Meloni ha definito il santo di Assisi “il più poetico e amabile tra i santi, figura centrale dell’identità italiana e della nostra lingua, capace di ispirare Dante, Petrarca e Boccaccio”. Infine,rivolgendosi alle istituzioni e ai pellegrini presenti, ha ricordato come Francesco non abbia mai evitato il confronto, neppure con chi lo osteggiava, lasciando un insegnamento attualissimo per la politica, la diplomazia e la convivenza civile.

Da Assisi, dunque, si è levato un messaggio chiaro e condiviso: Abruzzo e Umbria, unite dalla devozione francescana, offrono all’Italia e al mondo la testimonianza che la pace è possibile, ma va custodita e costruita come bene comune.

Il punto di Vista

L’accensione della lampada votiva da parte dell’Abruzzo sulla Tomba di San Francesco non è stata soltanto un atto di devozione. È diventata una lente attraverso cui leggere il presente. La folla che ha accolto la premier Meloni, il ministro Giuli e le istituzioni religiose e civili ha colto il senso profondo di un gesto che ogni anno rinnova la tradizione del dono dell’olio, ma che oggi assume il sapore di un messaggio urgente: la pace non è un’utopia, è un impegno concreto.

In un tempo in cui la diplomazia arranca e i conflitti si moltiplicano, evocare San Francesco significa proporre un’alternativa al linguaggio della forza. La politica – nelle parole della presidente del Consiglio – ha riconosciuto l’attualità del santo come modello di dialogo, mentre le istituzioni regionali hanno riaffermato la responsabilità di custodire memoria e valori.

Assisi, dunque, non ha parlato solo al cuore dei pellegrini. Ha lanciato un appello alla Nazione: riscoprire il senso della pazienza, della parola e della comprensione come strumenti di convivenza. Non è poco, in un tempo che sembra privilegiare lo scontro alla mediazione.

L’Abruzzo, con i suoi cortei storici, i suoi artigiani e la sua voce comunitaria, ha consegnato all’Italia un dono che è insieme tradizione e profezia. Da Assisi è partito un segnale chiaro: la pace non è una formula astratta, ma un bene comune da difendere. E forse il più prezioso tra quelli di cui oggi il nostro Paese ha bisogno.

Articolo redatto da Quotidiano dell’Umbria