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Assisi: inaugurato l’Ottavo centenario della morte di Francesco

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Alla Porziuncola l’avvio dell’anno del Transito 2026: la pace come scelta concreta per il nostro presente

Alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, davanti alla Porziuncola, è stato  inaugurato ufficialmente l’Ottavo centenario della morte di San Francesco, aprendo l’anno del Transito 2026. Un evento che non si è limitato alla memoria storica, ma ha rilanciato con decisione il messaggio francescano come chiave di lettura del nostro tempo.

Al centro della liturgia, la pace: non evocata come ideale astratto, ma proposta come responsabilità concreta, capace di incidere sulle relazioni, sulle istituzioni e sul rapporto con il creato. È questo il filo rosso che ha attraversato l’intera celebrazione, alla presenza delle principali autorità religiose e civili, dei rappresentanti della Famiglia francescana mondiale e della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti.

«L’Umbria custodisce un messaggio che parla al mondo intero», ha affermato Proietti, sottolineando come il Centenario non sia un semplice calendario di eventi, ma un cammino che interpella un presente segnato da conflitti, disuguaglianze e fratture sociali. Il Transito di Francesco, ha aggiunto, diventa criterio per l’oggi: scegliere l’essenziale, ricucire ciò che è diviso, prendersi cura della vita e del creato come beni comuni.

Il rito si è aperto nella Cappella del Transito con la Liturgia della Luce e l’accensione del Cero pasquale, presieduta dal vescovo Domenico Sorrentino insieme al sindaco di Assisi Valter Stoppini. Da quella fiamma, segno della vittoria della vita sulla morte, la luce è stata condivisa lungo le diverse stazioni del percorso liturgico, richiamando il Cantico delle Creature come profezia di riconciliazione universale.

Particolarmente significativa l’esposizione dell’icona più antica di San Francesco, custodita alla Porziuncola, assunta come vero “luogo teologico” del Transito: non solo memoria artistica, ma testimonianza visibile di una vita interamente consegnata al Vangelo. Accanto a essa, la presenza unitaria dei sei rami della Famiglia francescana ha reso evidente la dimensione universale dell’evento e la corresponsabilità di un’eredità che attraversa i secoli.

I grandi temi del Testamento di Francesco – misericordia, preghiera, fraternità, lavoro, riconciliazione e affidamento finale – hanno scandito il cammino liturgico, trasformando la Porziuncola in uno spazio narrativo capace di intrecciare fede, storia e responsabilità contemporanea.

Durante la celebrazione è stato letto anche il messaggio inviato da Papa Leone XIV, che ha collegato il saluto francescano «Il Signore ti dia pace» all’annuncio pasquale del Risorto e al canto degli angeli nella notte di Natale. Una pace che, ha ricordato il Pontefice, è dono che viene dall’alto e che abbraccia insieme Dio, l’umanità e il creato, dimensioni inseparabili di un’unica chiamata alla riconciliazione.

Con l’apertura solenne del Centenario, l’Umbria si conferma luogo simbolico e reale da cui il messaggio di Assisi viene nuovamente affidato alla responsabilità dell’intera comunità. In occasione dell’anno centenario, la Penitenzieria Apostolica ha inoltre concesso l’indulgenza plenaria per tutta la durata dell’anniversario nelle chiese francescane del mondo, secondo quanto stabilito dal decreto promulgato dalla Santa Sede.

Il Transito di Francesco come bussola civile e spirituale

L’avvio dell’anno del Transito 2026 segna un passaggio che va oltre la dimensione ecclesiale. In un’epoca segnata da guerre, polarizzazioni e crisi ambientali, la figura di Francesco torna a imporsi non come icona rassicurante, ma come provocazione radicale. La pace francescana, ricordata ad Assisi, non è neutralità né semplice assenza di conflitto: è una scelta esigente che domanda coerenza, sobrietà, giustizia sociale.

Colpisce, in questo senso, il richiamo alle istituzioni civili. Il messaggio del Centenario sembra suggerire che la fraternità non possa restare confinata nel linguaggio spirituale, ma debba tradursi in politiche capaci di ridurre le disuguaglianze, tutelare il lavoro, proteggere i territori e offrire futuro alle giovani generazioni. Assisi, ancora una volta, non si limita a celebrare il suo santo più illustre: propone un criterio per leggere il presente. Sta ora alla società civile, alla politica e alle comunità locali dimostrare se questa profezia di pace saprà diventare prassi quotidiana o resterà soltanto una memoria luminosa