Storico presidente della Banca Popolare di Spoleto, aveva 73 anni. Con lui scompare una figura che ha segnato per oltre vent’anni l’economia dell’Umbria tra successi, battaglie societarie e una leadership mai banale
L’Umbria perde uno dei suoi protagonisti più influenti e controversi. È morto nella notte tra sabato e domenica Giovannino Antonini, storico presidente della Banca Popolare di Spoleto e successivamente della Spoleto Credito e Servizi. Avrebbe compiuto 74 anni il prossimo 12 luglio.
Ad annunciare la scomparsa è stata la famiglia. Commovente il messaggio del figlio Francesco: «La più brutta notizia che abbia mai scritto. Questa notte è venuto a mancare mio papà, una persona che ha dedicato tutta la vita alla famiglia e a mezza Italia. Sono senza parole. L’amato presidente ci ha lasciato».
Con Antonini non se ne va soltanto un banchiere. Se ne va uno degli ultimi rappresentanti di una generazione di uomini che hanno costruito, guidato e difeso istituzioni economiche profondamente radicate nei territori.
Entrato nel Consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Spoleto nel 1988, ne divenne presto il punto di riferimento. Gli anni della sua presidenza coincisero con la fase di maggiore espansione dell’istituto, che riuscì a conquistare un ruolo di primo piano nel panorama creditizio nazionale fino a diventare l’unica banca umbra quotata in Borsa, status mantenuto dal 1996 al 2017, offrendo lavoro ed opportunità a tantissimi giovani e imprenditori.
La sua fu una leadership forte, spesso discussa, ma mai anonima. Antonini apparteneva a quella categoria di dirigenti che non cercavano il consenso universale. Preferiva assumersi la responsabilità delle scelte, anche quando queste comportavano scontri e divisioni.
Restano impresse nella memoria della città e del mondo finanziario le grandi battaglie societarie che hanno caratterizzato gli anni più intensi della Popolare di Spoleto. Assemblee fiume, confronti durissimi, schieramenti contrapposti e una partecipazione popolare oggi quasi impensabile. All’Hotel Albornoz arrivavano soci da tutta Italia per sostenere una visione o contestarne un’altra. Erano anni in cui una banca locale riusciva ancora a mobilitare una comunità intera.
Dopo l’uscita dalla Popolare di Spoleto, Antonini continuò a svolgere un ruolo centrale attraverso la guida della Spoleto Credito e Servizi, mantenendo vivo il suo legame con il mondo del credito e con il territorio che aveva sempre considerato la propria casa.
Al di là delle valutazioni che ciascuno può dare del suo operato, una caratteristica gli viene riconosciuta anche dai suoi avversari: la coerenza. In un’epoca dominata da opportunismi e posizionamenti mutevoli, Antonini era noto per dire ciò che pensava e per mantenere la parola data. Una qualità che nel tempo gli ha procurato stima, rispetto, ma anche inimicizie.
Molti imprenditori umbri devono alla sua fiducia i primi passi delle loro attività. Molti amministratori hanno incrociato il suo percorso. Molti lo hanno sostenuto, altri lo hanno contrastato. Ma nessuno può negare che abbia rappresentato una figura centrale nella storia economica dell’Umbria degli ultimi quarant’anni.
Con la sua scomparsa si chiude una pagina importante della vita finanziaria regionale. Una pagina fatta di personalità forti, di decisioni assunte guardando negli occhi gli interlocutori e di un rapporto diretto con il territorio che oggi appare sempre più raro. I funerali si terranno lunedì 15 alle ore 16,30 presso la Chiesa parrocchiale di San Sabino
Alla famiglia Antonini giungano le più sentite condoglianze della redazione di Umbria Settegiorni.
La morte di Giovannino Antonini va oltre la scomparsa di un ex presidente di banca. Segna simbolicamente la fine di una stagione in cui gli istituti di credito localierano guidati da figure riconoscibili, capaci di influenzare non solo l’economia ma anche la vita sociale e politica dei territori.
Si può discutere sulle scelte, sulle strategie e sulle battaglie istituzionali e politiche che hanno accompagnato la sua lunga carriera. Ma resta un dato difficilmente contestabile: Antonini è stato uno degli ultimi “capitani d’impresa” dell’Umbria, appartenente a una generazione che esercitava la leadership senza filtri e senza la ricerca ossessiva del consenso.
Oggi, nell’epoca delle grandi concentrazioni bancarie e dei centri decisionali lontani dai territori, la sua figura assume anche il valore di una testimonianza storica di ciò che è stata la banca locale: un presidio economico, ma anche identitario. E forse è proprio questo il lascito più significativo che consegna alla memoria collettiva di Spoleto e dell’Umbria.































