Umbria ad alto tasso di immigrazione

Nella nostra regione si registra l’11% di presenze, una percentuale più elevata rispetto alla media nazionale che è di circa l’8%

di Francesco Castellini – Sono almeno 100mila gli stranieri residenti in Umbria, pari all’11% sulla popolazione presente su tutto il territorio.

Con questo dato l’Umbria si colloca fra le regioni italiane a più alta incidenza di immigrati, presentando una percentuale più elevata rispetto alla media nazionale che è di circa l’8%.

Il 56% degli stranieri residenti è rappresentato da donne e si concentrano, prevalentemente, nella provincia di Perugia (74.141 con un’incidenza sulla popolazione territoriale dell’11%, erano 75.432 con un’incidenza del 11,4% nel 2015), cui segue a notevole distanza Terni (22.734 individui, in leggero calo rispetto al 2015, con un’incidenza pari al 9,9%).

A sancirlo è l’ultimo rapporto redatto dalla Caritas, secondo il quale gli immigrati in Umbria rappresentano il 2% del totale di tutti quelli presenti in Italia, che sono stimati a 5 milioni di individui, ma che nei fatti hanno raggiunto e superato quota 6 milioni.

Gli immigrati in Umbria provengono soprattutto dalla Romania (26,4%), Albania (16,4%), Marocco (10,2%), Ucraina (5%) e Macedonia (4,5%).

A frequentare le scuole umbre, nel penultimo anno scolastico, sono stati 17.463 studenti (il 14,2% del totale, lo 0,7% in più rispetto al passato) provenienti da famiglie di immigrati e il 58,2% di lori risultava nato in Italia. Gli studenti nati in Italia sono il 58,2% e quelli nati nei Paesi di origine il 41,8%.

La popolazione scolastica immigrata è così distribuita: scuola d’infanzia 21%, primaria 33,3%, secondaria di primo grado 21% e secondaria di secondo grado 24,7%.

E siccome, sempre secondo la Caritas, gli immigrati sono «più disponibili a svolgere lavori pesanti nei settori agricolo, edile e dei servizi», la percentuale degli occupati era del 54,6% contro il 54,2% degli italiani, mentre era più bassa – 30,7% rispetto al 50,7% – quella degli inattivi.

Nel Primo Rapporto sull’Immigrazione in Umbria pubblicato dall’Agenzia Umbria Ricerche vengono inoltre approfonditi alcuni temi legati al fenomeno migratorio, come il mercato del lavoro, la presenza di minori, le politiche pubbliche a favore dell’immigrazione, la formazione, il pluralismo religioso, l’imprenditoria.

E se è vero che per il Rapporto della Banca d’Italia “questa nuova dimensione demografica dell’Umbria non costituisce solo uno straordinario cambiamento dei caratteri sociali e culturali della comunità regionale nel suo insieme e delle sue città, ma può rappresentare una enorme opportunità per proporsi un salto di qualità, di cultura civile e democratica, un arricchimento forte di quel senso di sé che fa l’identità di un territorio” è anche vero che i dati disponibili sugli stranieri in Italia sono comunque da considerare parziali e frammentari.

Sì, perché vengono riportati in separata sede gli immigrati residenti, i rifugiati, i richiedenti asilo, gli appena sbarcati, i migranti irregolari. Ma manca un numero complessivo.

Considerando, con una stima al ribasso, i clandestini, gli stranieri in Italia sono, in tutto, 6 milioni.

Per costruire questo dato partiamo dagli immigrati residenti in Italia, che sono 5.029.000 secondo gli ultimi dati Istat aggiornati al 1 gennaio 2017. Gli stranieri non comunitari, quelli che nell’immaginario collettivo sono percepiti come i “veri stranieri”, sono circa 3 milioni 500 mila.

Agli stranieri regolari residenti vanno aggiunti gli stranieri regolari ma non residenti, che hanno cioè un regolare permesso di soggiorno ma non sono iscritti all’anagrafe di nessun comune italiano. Secondo i calcoli del Ventiduesimo Rapporto sulle Migrazioni 2016 di Fondazione ISMU, si tratta di 410 mila persone (dato riferito al 1 gennaio 2016).

Sfuggono tre categorie di migranti: i richiedenti asilo, coloro che sono appena arrivati e non rientrano ancora nelle statistiche, e i migranti irregolari, volgarmente detti clandestini.

Naturalmente non c’è un registro degli immigrati irregolari, e non abbiamo quindi un numero ufficiale e certificato. Abbiamo solo stime.

Le stime più attendibili ed aggiornate sono quelle elaborate dalla Fondazione Ismu nel Rapporto annuale sulle Migrazioni. L’ultimo dato disponibile, riferito al 1 gennaio 2016, parla di 5,6 milioni di stranieri in Italia, di cui 5 milioni di immigrati residenti, 400 mila regolari non residenti e circa 200 mila richiedenti asilo. Se a questo punto aggiungiamo i 435 mila irregolari otteniamo un dato di circa 6 milioni, il 10% della popolazione.

In più occorre tener conto della progressiva stabilizzazione del fenomeno migratorio. Sempre più stranieri diventano italiani acquisendo la cittadinanza. Se dovessimo considerarli tutti, il numero di stranieri residenti in Italia sfiorerebbe i 6 milioni, e quello totale i 7 milioni. Ma giustamente non li consideriamo, perché sono cittadini italiani.

La domanda che sorge spontanea a questo punto: ma le nostre strutture sono in grado di far fronte ad un gettito così ingente e poco controllato di nuovi arrivi?

Di fatto tutto questo rappresenta un macigno che si abbatte sul welfare.

Dal rapporto realizzato da Oecd Expert Group on Migration e relativo al 2016 viene fuori che, in Italia, i costi sanitari per gli immigrati sono stati pari a 4 miliardi di euro. E che lo scorso anno gli immigrati inseriti nei Servizi di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) hanno usufruito di quasi 53 mila prestazioni assistenziali.

Si tratta di somme impegnative che secondo la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) devono essere razionalizzate.

Quanto a chi si dovrà sobbarcare i costi la risposta è chiara: fino allo scorso anno le spese sanitarie erano ripartite tra enti locali e Viminale, da quest’anno sono tutte in capo alle Regioni.

Vale a dire che graveranno sul budget di ciascun ente territoriale alimentato dalla quota Irpef pagata da ciascun cittadino.