Tribunale insicuro, torna in auge il progetto “Cittadella giudiziaria”

Le denunce e i servizi di “Striscia la Notizia” che mettevano in risalto una realtà da terzo mondo non sono serviti a nulla. Dopo il ferimento di due giudici, ora si mettono le “toppe” ma si fa sempre più strada la possibilità di realizzare uno spazio unico

La giudice Francesca Altrui soccorsa dai sanitari del 118

La giudice Francesca Altrui soccorsa dai sanitari del 118

di Porzio Gerardi – Giudici senza pace. Minacciati, derisi e infine aggrediti brutalmente, senza protezione e difesa. Di tribunali che in Umbria fanno acqua da tutte le parti sul piano della sicurezza se ne parla da tempo. Basti ricordare che già nel 2015 la situazione venne messa in risalto dal telegiornale satirico “Striscia la Notizia” che fece vedere all’Italia intera gli scarsi controlli, gli scanner non funzionanti, la possibilità per chiunque di raggiungere gli uffici e le aule delle udienze persino con un’arma addosso.

Alcuni inviati della trasmissione addirittura entrarono fra i banchi della Corte d’appello di Perugia con addosso oggetti metallici. Il metal detector suonò ma non ci fu alcun controllo.

Non paghi di questo le stesse telecamere tornarono a Perugia nel 2016, dopo l’allarme bomba che aveva portato all’evacuazione del tribunale, per riscontrare la stessa identica situazione. Addirittura i complici di Valerio Staffelli, inviato in quella occasione nel capoluogo umbro, salirono indisturbati fino al secondo piano del Palazzo delle Poste, sede del tribunale civile, «senza subire alcun controllo», recitava il servizio.

Un allarme a cui fece seguito anche un appello al presidente per le udienze monocratiche della prima sezione civile, affinché prendesse provvedimenti al più presto ed evitasse il peggio.

Denunce che evidentemente non sono servite a nulla se la mattina del 25 settembre l’albergatore di Spello Roberto Ferracci ha potuto accedere indisturbato in quegli stessi uffici, aggredire con un coltello il giudice Francesca Altrui e ferire lei e il collega Umberto Rana che le era venuto in soccorso.

“Il fatto che i colleghi siano vivi è un solo un miracolo”, ha detto il giudice Paola De Lisio nel corso di un’infuocata assemblea dell’Anm che poi si è allargata anche ai dipendenti amministrativi e agli avvocati.

Per poi ribadire: “Non c’è un giudice in questo palazzo che non sia stato oggetto di minaccia, o peggio, solo venerdì scorso una collega è stata picchiata e per caso l’altro giudice che è intervenuto in suo soccorso non è diventato un eroe come Umberto Rana”.

De Lisio, facendosi portavoce degli altri giudici del civile ha chiesto almeno un livello minimo di sicurezza fin quando non verranno messi i tanto attesi tornelli con il metal detector il cui progetto era proprio adesso in dirittura d’arrivo dopo tanti anni.

E in questi giorni, visto il clamore internazionale che ha provocato la vicenda, qualcosa oggettivamente si è mosso. Si è scomodato l’esercito, si è fatto uso del corpo di sicurezza dei Vigilantes, per poi approdare ad una soluzione definitiva.

Ormai è questione di poche settimane. Per un costo che si avvicina agli 80 mila euro verrà installato nel tribunale civile di Perugia un metal-detector, a cui si affiancherà un sistema di videosorveglianza a circuito chiuso.

E’ quanto emerso dalla riunione svolta in Corte d’appello alla quale ha presenziato – insieme al presidente Mario Vincenzo D’Aprile, al procuratore generale Fausto Cardella, al procuratore Luigi De Ficchy, al sindaco Andrea Romizi e a vari funzionari pubblici – il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri.

«E’ stato fatto un passo avanti importante – ha garantito Ferri -. I lavori partiranno a breve, l’iter complesso ha coinvolto diversi soggetti istituzionali».

Tra le spese da sostenere anche la gestione dell’impianto e la postazione degli addetti alla sicurezza, lavoro che necessita della fornitura e dell’installazione degli infissi e dei vetri. Oltre all’impianto di climatizzazione. Direttore di esecuzione del contratto sarà l’ingegner Di Luca, mentre responsabile unico del procedimento è stato nominato Alberto Maestri. Dunque si è dato il via alla procedura. Ci sarà il capitolato e poi la gara.

Partiranno, inoltre, i contratti per la vigilanza armata privata, e allo stesso tempo verrà rafforzato il servizio delle forze dell’ordine, sia nella sede del Civile in piazza Matteotti che del Penale in via XIV Settembre.

Dal canto suo la Giunta Distrettuale Anm si impegna a “vigilare sulla concreta attuazione di presidi minimi di tutela dell’incolumità in tutti gli uffici giudiziari, instaurando un’interlocuzione diretta con i capi degli uffici in modo da monitorare lo stato di avanzamento dei lavori”.

«Ma non basta, così non si può più andare avanti – ha concluso Ferri -. Va trovata al più presto una soluzione per realizzare la cittadella giudiziaria. Non c’è più un minuto da perdere. Una delle priorità è la sicurezza degli uffici giudiziari affinché giudici e operatori lavorino in ambienti sereni e tranquilli».

La questione del resto è dibattuta da tempo. Tutti sanno che qualsiasi “soluzione” trovata può essere considerata solo tampone, perché il problema reale è che la geografia giudiziaria a Perugia è troppo frastagliata e non è possibile proteggere bene tutti gli edifici che ospitano un giudice.

Una tesi che trova fra i primi sostenitori il procuratore generale Fausto Cardella.

“Non ci sono abbastanza poliziotti – ha detto Cardella – e l’unica soluzione è andarsene da qui”. Per l’alto magistrato, anche se forse non è la soluzione ottimale, quella dell’ex carcere di piazza Partigiani “è una soluzione che va sostenuta e non osteggiata”.

«La cittadella giudiziaria a Capanne? Non con questo sindaco».

Così il primo cittadino Andrea Romizi si è espresso all’assemblea indetta dall’Ordine degli avvocati dopo le gravi aggressioni al tribunale civile contro due giudici. «Dal 2015 – ha spiegato il primo cittadino – l’edilizia giudiziaria non è più materia nostra ma non ci siamo mai tirati indietro». «In questo momento non dobbiamo incappare nell’errore di mettere la toppa perché noi italiani siamo molto bravi a gestire le emergenze ma un po’ meno a pianificare».

Il fulcro dell’intervento di Romizi ha riguardato proprio la «benedetta cittadella giudiziaria». «Appena mi sono insediato – dice – ho recuperato quel progetto finito nel dimenticatoio riaprendo il tavolo col Demanio». «Ho la presunzione di dire che alternative non ce ne sono». «L’ex carcere di Perugia è una città nella città, è praticamente mezza Porta Eburnea ed è uno spazio grande da utilizzare senza neppure pagare l’affitto». Ancora: «Liberando Palazzo delle Poste (che d’affitto costa 1.278,50 euro al giorno) potrebbe venir fuori una bellissima Rinascente, per esempio, piazza Matteotti recupererebbe la propria vocazione commerciale».

«Prendiamo di petto la soluzione e crediamoci – conclude -. Il progetto non sarà per i nostri figli ma per noi. Sarebbe un errore imperdonabile perdere questo treno col Demanio. Ed è sbagliato improvvisarsi tutti architetti e ingegneri».