Trasporti, gli umbri preferiscono l’auto per palese fallimento dei mezzi pubblici

Le criticità spingono i cittadini verso la “quattro ruote” privata, fino al punto di farla divenire riferimento indispensabile per il 90% dei lavoratori e per il 60% degli studenti. In Umbria 70 auto ogni 100 abitanti

Mezzi Di Francesco Castellini – Troppe auto. In più troppo vecchie e inquinanti. Dobbiamo partire da questo quadro allarmante se vogliamo davvero fare tutti, cittadini e amministrazioni, un passo in avanti sulla sostenibilità urbana o anche, detto in modo più semplice, verso il superamento dello smog e dello stress che avvelena le nostre città e le nostre vite.

Il ritratto degli umbri che ogni giorno si spostano con i propri mezzi disegna una regione lontana da quelle “nuove forme di mobilità” tanto osannate e invocate da amministrazioni e associazioni varie.

L’Umbria è infatti fanalino di coda nelle scelte “alternative”, con appena un 10% di persone che dichiara di muoversi a piedi, quasi nessuno in bicicletta. Tutto il resto si sposta motorizzato.
E se si fa il conto che i pendolari sono 486mila, si comprende quanto sia enorme e preoccupante il fenomeno in atto.

Così se da una parte si assiste ad un incremento dell’uso dei mezzi pubblici tra i ragazzi che si muovono per motivi di studio, dall’altra risulta in aumento il numero di adulti che considerano off-limits treno, bus, minimetro e pullman. Dati alla mano solo il 6% dei lavoratori vi si affida. Non stupisce quindi che, parlando di criticità della zona in cui si vive, una famiglia su tre lamenti “difficoltà di collegamento con mezzi pubblici”.

Sta di fatto che distanze, conformazione orografica e dunque la copertura-frequenza dei mezzi pubblici, spingono i cittadini verso la “quattro ruote” privata, fino al punto di farla divenire riferimento indispensabile per il 90% dei lavoratori e per il 60% degli studenti.

E così dunque, in attesa di un cambiamento epocale si è costretti a vivere una realtà per certi versi arretrata e allarmante.

Per questo sarà bene ascoltare l’appello di Legambiente, che da tempo ha lanciato la sua sfida a istituzioni e alle altre città umbre, affinché “si avvii una nuova stagione per la mobilità che privilegi il trasporto pubblico locale con più aree pedonali e zone a traffico con limite a 30 orari, anche per agevolare la ciclabilità nelle aree urbane, a discapito dei rumorosissimi motorini”.

Ma bisogna pur sempre prendere atto che da queste parti le cose non vanno come dovrebbero. Un dato su tutti: si calcola che gli umbri hanno 70 auto ogni 100 abitanti (quasi una a testa), molto più dei tedeschi, (sotto la soglia delle 500 auto) che certo non sono più poveri e meno affezionati all’automobile di noi, e della media dei paesi europei (475). Grazie a questo valore la regione, insieme al Lazio, si colloca ai primi posti in questa speciale graduatoria nazionale. Tale classifica dell’osservatorio Autopromotec vede l’Umbria in vetta, seguita da Piemonte insieme a Valle D’Aosta e da Marche e Toscana.

Senza contare il problema dei mezzi obsoleti. In Umbria circola un numero esagerato di veicoli vecchi e molto inquinanti.

L’elaborazione di Facile.it su dati del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (Mit), evidenzia come tra i mezzi alimentati a gasolio potenzialmente in circolazione, il 29,89% è di categoria Euro 3 o inferiore. Una percentuale che scende al 26,6% considerando anche i mezzi a benzina, secondo i dati Aci elaborati da Unrae che collocano l’Umbria in dodicesima posizione per vetustà del parco circolante. Aggregato che considera un totale di 623.516 automobili in circolazione. Come si fa notare da Facile.it, «parte di questi veicoli, anche se iscritti nei registri della motorizzazione, potrebbero non essere più in uso».

È quindi possibile che o siano fermi in attesa di rottamazione o siano stati eliminati ma in attesa che i dati del sistema siano aggiornati.

L’anzianità dei mezzi tuttavia resta una realtà con cui fare i conti dal punto di vista economico ma anche per il fattore sicurezza, visto che un veicolo vecchio di 10 anni od oltre è in media il doppio più pericoloso rispetto a un’auto nuova.

E se a proposito di sicurezza, in Umbria il numero degli incidenti e dei feriti è diminuito, quello delle vittime ha subito un incremento del 37,1% (+2,9% in Italia). Uno spaccato che arriva da un focus Istat che indica come nel 2017 siano stati rilevati 2.361 incidenti stradali (0,9% annuale) che hanno causato il ferimento di 3.258 persone (2,4%). Le vittime sono state 48. I costi sociali sono invece stati stimati in 235 milioni di euro (265,8 pro capite), con l’Umbria che incide per 1’1,4% sul totale nazionale.

«In questa regione il mezzo privato continua a farla da padrone nella mobilità urbana, con un tasso di motorizzazione che resta tra i più alti d’Italia» – sottolinea Alessandra Paciotto, presidente Legambiente Umbria. «Per questo – aggiunge – è indispensabile un cambio di passo nelle politiche della mobilità sostenibile, per combattere sia l’inquinamento atmosferico che quello acustico, potenziando il trasporto sul ferro, l’uso dei mezzi pubblici e la mobilità nuova, e rendere così le auto l’ultima delle soluzioni possibili per gli spostamenti dei cittadini. La priorità deve essere quella di indirizzare le risorse verso una riorganizzazione e progettazione della mobilità nel tentativo di ridurre l’uso dei mezzi motorizzati privati a favore del trasporto pubblico locale, della mobilità ciclistica e di quella pedonale».

Un appello che sarà opportuno ascoltare e tradurre in fatti concreti, anche perché ormai è evidente a tutti che con questi numeri non avremo mai città pulite, nell’aria come nelle strade. Continueremo a sprecare soldi per la gestione, la manutenzione (e le riparazioni), oltre che per carburante, assicurazione, parcheggi e multe.

E continueremo a mettere a rischio la nostra salute, visto che se fosse rinnovato il nostro parco macchine, avremmo l’80 per cento in meno dei veleni nell’aria.

Se poi vogliamo ridurre spese e inquinamento, rinunciando all’uso dell’auto in città, e in ogni caso cambiandola se vecchia e inquinante, dobbiamo anche, come cittadini, alzare la voce, urlare, alle amministrazioni pubbliche le nostre richieste.

Perché non si può chiedere a nessuno di rinunciare all’auto in città, per poi aspettare un’ora un autobus (altri mezzi vecchi e inquinanti che ci avvelenano). Non si possono vantare credenziali da sindaci e assessori green, e poi tenere in piedi piste ciclabili dove si rischia la pelle. Non si può continuare a circolare ad alta velocità nelle aree urbane, mossi dalla solita e pericolosa fretta, quasi sempre immotivata, come se fossimo in autostrada: servono più zone a 30 chilometri all’ora, come sta avvenendo in tutto il mondo occidentale.

E pensare che sono proprio loro, i sindaci italiani, che ci ricordano con un semplice numero quanto potrebbe valere, in termini di riduzione dello spreco di salute per l’inquinamento, un migliore parco di mezzi pubblici: le emissioni delle auto, cioè i veleni prodotti in città dalle automobili, sono del 1.700 per cento superiori a quelle dei bus. E per trasportare 10mila passeggeri, per un chilometro, servono 2mila automobili, a fronte di appena 63 autobus articolati da 18 metri.

Ma a questo punto serve innanzitutto che noi, tutti noi, ci convinciamo di una linea coerente da seguire: mentre dobbiamo alzare la voce per la “rivoluzione gentile” della mobilità (che bel sogno, coltiviamolo!), è anche opportuno che abbassiamo velocità e uso dell’auto, ancora oggi utilizzata nel 70 per cento dei casi per piccoli spostamenti. In fondo, per andare a fare la spesa o per andare a trovare un amico che abita nel nostro quartiere, non è proprio indispensabile accendere un motore e consumare benzina.