Tesei: «Ridarò all’Umbria il futuro che merita»

Dal 28 ottobre ci aspetta un duro lavoro, perché l’Umbria deve ricominciare a camminare e poi a correre

Donatella Tesei (Foto pagina Facebook)Donatella Tesei,

Di Giovanni Spada – Donatella Tesei, la candidata del centrodestra alle prossime elezioni del 27 ottobre, potrebbe traghettare l’Umbria verso un nuovo futuro ed una più efficiente organizzazione del Governo regionale. Le abbiamo rivolto alcune domande per comprendere in che modo e con quale impegno rappresenterà gli umbri in caso di vittoria.

Lei è senatrice e presidente della Commissione Difesa del Senato. Ruoli di prestigio, perché ha scelto di rinunciarvi per andare, in caso di vittoria, ad amministrare l’Umbria?

Governare la Regione è un onore, ma anche un onere. È certo che non sono a caccia di poltrone e le mie scelte lo dimostrano. Amo l’Umbria e mi sta a cuore il suo futuro. Un’Umbria che è stata a lungo mal gestita e che ormai da tempo sta scivolando sempre più in basso nella varie classifiche, dal Pil all’occupazione, che non riesce più ad essere attrattiva come in passato. Una regione spenta. Io sono pronta a dare il mio contributo, così come da più parti mi è stato chiesto, per poter ricostruire il futuro della nostra regione, per avere l’Umbria che meritiamo.

Nel suo programma si parte proprio dal concetto di merito, qual è la sua idea di merito?

Innanzitutto un’Umbria che anteponga il merito all’appartenenza, che riponga al centro le competenze e non le conoscenze. Sembra un concetto scontato, ma pur non volendo entrare in sterili polemiche non si può dimenticare il motivo per cui in Umbria si voterà in anticipo rispetto alla scadenza naturale di mandato.

L’Umbria che meriti è una regione in cui le migliori intelligenze locali trovano le condizioni ideali per lavorare, competere ad alti livelli e generare opportunità, in cui sia più facile investire, in cui si faccia innovazione e si promuovano le nostre bellezze con competenza ed efficacia. Si pensi poi alla sanità, a quante “menti” eccelse sono state costrette ad andare altrove perché bloccate da dinamiche che puntavano su tutto tranne che sul merito.

Se dovesse essere lei a ricoprire la carica di Presidente della Regione, quale sarà la prima cosa che farà?

Dal 28 ottobre ci aspetta un duro lavoro, perché l’Umbria deve ricominciare a camminare e poi a correre. È una regione che sta attraversando un lungo periodo di immobilità, quando va bene, e in altri casi di vera recessione. Le scelte che la Regione farà da qui ai prossimi anni saranno fondamentali per il rilancio dell’Umbria, terra che ha potenzialità, umane e territoriali, che la possono far emerge a livello nazione ed internazionale. La prima cosa sarà quella di fare uno studio della spesa che porterà a riqualificare e razionalizzare i costi, senza diminuire i servizi erogati in tutti i settori, ma riuscendo a liberare importanti risorse che saranno utili per il rilancio del territorio regionale.

C’è un problematica in Umbria che lei considera una vera emergenza?

La vera emergenza è l’occupazione. I giovani, anche dopo essersi formati nei nostri istituti e le nostre Università, lasciano l’Umbria perché la loro terra non offre lavoro. Per creare occupazione da un lato è necessario un forte collegamento tra il mondo della formazione, l’Università e le imprese. Dall’altro si deve far ripartire l’economia, in tutti i settori, creando terreno fertile affinché le aziende possano crescere. La prima parola chiave è semplificazione. Fare una ricognizione sull’impianto di norme e regole che limitano oggi in Umbria, più che altrove, la libertà di fare impresa. Occorre porre mano ad una Legge regionale che abbia la connotazione di provvedimento emergenziale, che consenta di prevedere per alcuni progetti o tipologie di investimenti numerosi vantaggi come ad esempio una Fast Lane per le autorizzazione trasferite ad un unico organo regionale, nonché forme di facilitazione di accesso alle risorse finanziarie necessarie per i progetti innovativi.

A proposito di sviluppo, oltre alla semplificazione quali interventi, anche a più lungo termine, possono aiutare un rilancio delle imprese?

Le azioni che la Regione può mettere in campo sono molte, guardando anche al domani come nel caso dell’Ultradigitale. L’infrastruttura della banda larga in tutto il territorio regionale servirà a garantire una progressiva estensione della rete, per rendere i nostri territori l’ambiente ideale per ogni forma di sviluppo. Occorre poi costituire una società di trasferimento tecnologico capace non solo di valorizzare i brevetti nel territorio, ma di fare scouting di innovazione a livello internazionale, andando a reperire i brevetti in giro per il mondo, prenderli in licenza e svilupparli, tramite attività di prototipazione in Umbria.

Dunque infrastrutture digitali, ma molti cittadini chiedono anche quelle fisiche. Quali sono gli interventi più urgenti in questo campo?

La mancata realizzazione di gran parte delle previsioni del Piano Regionale dei Trasporti 2014-2024, giunto ormai a metà della sua vita utile, è solo uno dei numerosi esempi della totale paralisi nell’amministrare un settore strategico come quello della mobilità delle persone e del trasporto delle merci che hanno conseguenze dirette ed immediate sulla vita dei cittadini e l’operatività delle nostre imprese. La nostra regione paga un isolamento che rende difficili i collegamenti commerciali, l’arrivo dei turisti e gli spostamenti degli umbri stessi che per raggiungere Roma o Milano sono costretti a lunghi ed estenuanti viaggi. L’Alta velocità riesce a collegare una sola volta al giorno Perugia con Milano, tra l’altro in un orario certo non favorevole. Occorre puntare alla creazione di altri analoghi collegamenti non solo verso nord ma anche verso sud (Roma- Napoli- Bari) e al completamento dell’offerta con l’istituzione di corse con orari funzionali. La decisione non è ovviamente regionale, ma la Regione deve dialogare con gli altri attori come, da senatore umbro, in tempi non sospetti ho già cominciato a fare. Poi c’è la partita che riguarda l’aeroporto San Francesco: qui occorre sì potenziare l’offerta di voli, ma perché questo accada servono infrastrutture e servizi lato terra che permettano il collegamento dell’aeroporto anche alla linea ferroviaria, facendo diventare l’infrastruttura più efficiente ed attrattiva anche per i territori limitrofi.