Stanziati altri 750 miliardi dalla BCE per la lotta al coronavirus

La manovra monetaria consentirà l’edificazione di nuove strutture ospedaliere ed opere pubbliche

di Bruno Di Pilla – Sulle tracce di Mario Draghi, il cui “bazooka” nel 2012 impedì il crollo dell’euro, anche la BCE di Christine Lagarde ha deciso questa notte di stanziare altri 750 miliardi, che s’aggiungono ai 120 già erogati per frenare la grande depressione planetaria scatenata dal coronavirus. Viene così rastrellata una gran massa di titoli pubblici degli Stati unionisti e si fornisce liquidità indispensabile ai Governi per l’adozione di misure straordinarie, non solo in campo sanitario.

La leva monetaria fortemente espansiva dell’Eurotower, più volte invocata dal Premier Conte, contribuirà a far sì che non si tramuti in realtà la temutissima “L”, lettera che indica la stabilizzazione a tempo indeterminato della congiuntura negativa. Come la vita, infatti, anche l’economia procede per cicli, le cui fasi strutturali sono tradizionalmente 4: espansione, crisi o recessione (chiamata anche tetto, soffitto del ciclo), depressione e ripresa (o pavimento del cerchio, dal termine greco kuklòs).

Christine Lagarde e Mario Draghi (foto Bloomberg.com)

Christine Lagarde e Mario Draghi (foto Bloomberg.com)

Nel migliore dei casi, dopo la rovinosa caduta della domanda globale, caratterizzata da licenziamenti, crescente disoccupazione e fallimento in serie d’imprese marginali, si verifica una rapida inversione di tendenza. Toccato il fondo, il precipizio s’arresta e la sinusoide del grafico esplicativo fa registrare, attorno al trend (movimento secolare del reddito nazionale), una fase velocemente ascendente, riepilogabile nella consonante “V”.

Dettaglianti e grossisti, che avevano ridotto al minimo gli ordinativi di merci nel giustificato timore che restassero invendute, esaurite le scorte, effettuano nuove commissioni alle imprese produttrici, a loro volta sollecite nell’ordinare beni strumentali. Aumentano così occupazione operaia, produzione, salari, reddito e s’instaura un’atmosfera di generale ottimismo. Scattano gli effetti cumulativi espansivi del moltiplicatore keynesiano che permettono, tra l’altro, l’attuazione di progetti riguardanti essenziali opere pubbliche.

Purtroppo, non sempre la ripresa e la successiva alta congiuntura avvengono in tempi brevi. Spesso, quando la domanda aggregata raggiunge il livello più basso, come accade in questi mesi funestati dalla pandemia, servono molta pazienza e politiche di lacrime e sangue prima che si fuoriesca dal tunnel. In tale ipotesi s’attende con ansia la graduale ripresina a “U”, assai più lenta e laboriosa della precedente, possibile solo grazie a potenti iniezioni di denaro fresco da parte della Banca centrale.

Ecco la vitale importanza della manovra varata questa notte dalla BCE, che consentirà l’edificazione di nuove strutture ospedaliere, l’acquisto di sofisticati macchinari anti-virus, l’assunzione di personale specializzato, opere pubbliche di varia natura, nonché l’auspicato soccorso alle zone terremotate del centro Italia. Se l’Istituto di Francoforte avesse fatto orecchie da mercante, l’Italia sarebbe precipitata nell’endemica depressione a “L”, senz’alcuna speranza di resurrezione.

Ecco perché Mario Draghi, avendo fatto scuola nel 2012 con la manovra monetaria del QE (Quantitative Easing), ora ripresa ed ampliata dalla Lagarde, merita unanimi lodi ed apprezzamenti. Sarà lui il prossimo Presidente della Repubblica?