Soldi in cambio di un posto di lavoro, Antonini respinge le accuse

Un’inchiesta nata circa un anno fa, non in seguito ad una denuncia specifica, ma piuttosto legata al fatto che dei militari della Finanza stavano indagando su un altro caso quando sono incappati in un indizio che li ha insospettiti. E dunque hanno voluto vederci chiaro fino in fondo.
Per i sette indagati, fra cui l’unico umbro è l’ex presidente della Banca popolare di Spoleto Giovannino Antonini (che si dichiara estraneo ai fatti), la Procura di Spoleto, guidata dal procuratore Alessandro Cannevale, ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze e alla truffa.
Al centro dell’indagine il ruolo di un sedicente personaggio dei servizi segreti, accusato di aver organizzato incontri con persone a cui prometteva un posto di lavoro in cambio di migliaia di euro. E secondo le indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia, guidata del tenente colonnello Selvaggio Sarri, sarebbero un centinaio le persone che avrebbero pagato in contanti o con versamenti su carte prepagate, somme comprese tra 2mila e 8mila euro, per assicurarsi di superare le prove di concorsi pubblici o di “Italo Treno”.
Agli incontri avrebbero preso parte anche un falso generale dell’Esercito italiano, un principe a capo di un ordine cavalleresco, un vescovo non appartenente alla Chiesa cattolica e un alto ufficiale della polizia penitenziaria in servizio a Roma, anche lui indagato.
Negli appuntamenti, che si sono consumati anche a Spoleto e che i finanzieri hanno documentato con intercettazioni e appostamenti, venivano chiesti curriculum, fotografie e certificati dei carichi pendenti, mentre in alcuni casi venivano anche consegnati falsi quiz precompilati, e in altri organizzati esami clinici e visite mediche in un centro diagnostico di Roma.
Raggiunto al telefono, Giovannino Antonini si dichiara danneggiato dall’impropria pubblicità e completamente estraneo ai fatti.
«Respingo con forza ogni responsabilità in merito – afferma -. Per quanto mi riguarda mi sono solo limitato a segnalare delle persone che avevano bisogno di un impiego ad un signore di Roma che avevo conosciuto due anni fa, il quale mi aveva detto di far parte dei Servizi Segreti e che assicurava di essere in grado di garantire posti di lavoro ai diretti interessati. Non capisco perché mi mettano in mezzo a questa storia. Mi accusano di aver segnalato persone a signori che dicono che hanno preso i soldi, ma io non ho visto niente. Non ho mai preso una lira. La mia unica colpa è stata quella di aver cercato di dare una mano a dei giovani che cercavano un posto di lavoro, così come ho sempre fatto, anche quando ero alla Banca, dove ho fatto assumere più di 500 persone. Ma senza chiedere mai nulla in cambio».
Giovanni Antonini ha infine aggiunto: «Se c’è qualcuno che dichiara di avermi dato un solo euro in cambio di questo favore, lo invito a recarsi alla Guardia di finanza e denunciarmi».