Se la “Cura Italia” può rivelarsi peggiore del male

di Francesco Castellini – A fare quello che ha fatto Conte son boni tutti. Per evitare i contatti fra la gente e dunque ostacolare il diffondersi di questo maledetto virus il premier che nessun italiano ha mai votato ha optato per la scelta più facile: staccare la spina e dunque bloccare fino al collasso l’intera macchina Italia.

Un bel suppostone che ha trasformato in un attimo la contecoronaterapia in una cura peggiore del male.

E pensare che proprio di fronte ai problemi si riconoscono le doti di uno statista. “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” diceva John Beluschi.
Ma qui c’è poco da illudersi, siamo di fronte ad un incompetente matricolato, che finora ha dimostrato solo di possedere la più detestabile delle qualità politiche, quella del saper cambiare colore in fretta, al pari del più opportunista dei camaleonti.
E pensare che poteva essere l’occasione giusta almeno per fare chiarezza con questa Europa che in tutti questi anni ci ha messo sempre alla gogna, dando sistematicamente prova di essere un imbroglio legalizzato, peraltro a trazione tedesco-francese.
E così mentre la Germania stampa dal nulla 550 miliardi di euro per i propri fabbisogni pensando di continuare a indebitare l’Italia e la Grecia, noi stiamo lì con il cappello in mano, guardandoci bene dal recuperare la nostra autonomia economica, che presuppone prima di tutto la possibilità di battere moneta, limitandoci a farneticare strabilianti aiuti proprio a quelle imprese prima passate per le camere a gas del decreto governativo.


E se è pur vero che oltreoceano c’è un Trump antipatico a molti, è altrattanto evidente che quando si tratta di vedere in azione la cosiddetta arte della politica, ecco che proprio da lì arriva un esempio di virtù ed efficienza messa al servizio della popolazione.

In America i Repubblicani e i Democratici hanno trovato l’intesa che permette di sbloccare fondi per 2 mila miliardi di dollari al fine di stimolare l’economia americana.

Si tratta di una manovra articolata che parte dalla scelta di mettere una parte delle risorse direttamente nelle tasche dei cittadini che riceveranno, in base al redditto, fino a 1.200 dollari a testa, più altri 500 per ogni bambino. Poi ci sono gli interventi diretti per il mondo delle imprese. Le aziende riceveranno prestiti per 367 miliardi di dollari. Nel piano è incluso un fondo da mezzo miliardo di dollari che sarà gestito dal Dipartimento del Tesoro. Una parte di queste risorse servirà per garantire un programma di prestiti della Federal Reserve per le piccole e medie imprese. Secondo Larrry Kudlow, direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, le garanzie statali potrebbero mobilitare, attraverso l’effetto leva, risorse fino a 4 mila miliardi.

Ma non finisce qui, il pacchetto di misure prevede anche lo stanziamento di 150 miliardi di dollari per gli ospedali messi sotto pressione dall’emergenza Coronavirus. Il via libera all’accordo è arrivato dopo che il segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, ha accettato le richieste Democratiche di garantire una maggiore trasparenza nella gestione delle risorse che sarà affidata ad un ispettore generale indipendente e ad un gruppo di cinque persone indicate dal Congresso. Nel pacchetto sono stati individuati anche una serie di strumenti che dovrebbero garantire un notevole impulso alle assicurazioni contro la disoccupazione, che consentirà ai lavoratori che non sono temporaneamente messi a riposo senza essere licenziati di ricevere regolarmente i loro salari per un massimo di quattro mesi.

«Abbiamo un accordo bipartisan sul più grande pacchetto di salvataggio della storia americana», ha detto il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, questo ci permette di «andare in soccorso delle tante persone sono rimaste senza lavoro non per colpa loro. Non sanno come sarà il loro futuro e come pagheranno le bollette».

Già, lì vanno in soccorso, qui dopo la cura Conte non c’è più spazio neanche in rianimazione.