Per la Procura: “Bocci, Duca e Valorosi restino ai domiciliari”

I pm hanno chiesto la proroga di un mese della misura cautelare. Il gip deciderà entro lunedì

I pm Paolo Abbritti e Mario Formisano hanno inoltrato al gip la richiesta di rinnovazione delle misure cautelari nei confronti di tutti gli indagati che il 10 giugno prossimo altrimenti tornerebbero liberi o senza alcuna restrizione. I magistrati titolari della maxiinchiesta sui concorsi truccati all’ospedale di Perugia vogliono dal gip la concessione della proroga degli arresti domiciliari per l’ex segretario del Pd dell’Umbria, Gianpiero Bocci, l’ex direttore generale del Santa Maria della Misericordia, Emilio Duca, l’ex direttore amministrativo, Maurizio Valorosi. La richiesta non risparmia neanche i dirigenti raggiunti dall’interdittiva. Inizialmente emesse per sei mesi, erano state poi ridotte a 60 giorni dal tribunale del Riesame.
I magistrati chiedono dunque che vengano prolungate le misure cautelari di 30 giorni per Gabriella Carnio (dirigente responsabile delle professioni sanitarie), Maria Cristina Conte (responsabile dell’ufficio del personale), Rosa Maria Franconi (coordinatore dell’ufficio appalti e acquisti) e Antonio Tamagnini (responsabile ufficio di coordinamento delle attività amministrative). In 27 pagine i magistrati motivano l’istanza spiegando che dopo l’esecuzione delle misure sono emerse nuove ipotesi di reato e si è allargato il numero di persone iscritte nel registro degli indagati, senza contare che sono stati acquisiti molti documenti. Quindi, per “preservare la genuinità delle fonti di prova da acquisire” è imprescindibile che questi indagati non siano a piede libero. I pm richiamano lunghi stralci del provvedimento iniziale del gip e di quello del Riesame che ha negato la scarcerazione a Bocci, Duca e Valorosi.
E proprio Duca e Valorosi verranno prossimamente chiamati: “Tra le esigenze investigative scrivono i magistrati è di rilevante portata quella connessa alla mancata identificazione di coloro che hanno aiutato gli indagati a scoprire dell’esisitenza delle indagini e ad avviare l’attività di bonifica dell’ufficio di Emilio Duca”. E’ per questo che Abbritti e Formisano dichiarano di voler interrogare l’ex dg e Valorosi, “nei prossimi giorni”.
Non solo loro: i pm infatti specificano che “occorrerà sentire la versione di tutti coloro che sono coinvolti in questa appendice di indagine”.
Vale a dire l’ex primario di odontoiatria ed ex allievo della scuola militare Nunziatella, Potito D’Errico, il generale dei carabinieri in pensione, Pasquale Coreno, il luogotenente del Nas, Domenico Oristanio e il sovrintendente della finanza in congedo, Domenico Oreste Riocci.
Una “ulteriore esigenza investigativa – scrivono i magistrati – potrebbe appalesarsi in caso di possibile collaborazione di uno degli indagati. In tal caso – avvertono – occorrerà senza indugio verificare l’attendibilità delle dichiarazioni confessorie e della chiamata di correo”.
Ma, come scrive il Corriere dell’Umbria, ci sono anche “temi investigativi ancora aperti e delicati” e “indicazioni di strardinaria rilevanza” emersi da alcuni supporti informatici sequestrati, che necessitano di essere approfonditi senza l’intromissione degli indagati.
Abbritti e Formisano richiamano la “davvero clamorosa attività di inquinamento” posta in essere da Duca, e “il peso del potere” e la “capacità di delinquere” di Gianpiero Bocci, la cui “responsabilità è dimostrata in ragione del fatto che il suo nome viene fatto nel corso di colloqui captati con intercettazioni ambientali, nel corso di conversazioni durante le quali, le persone tra loro dicevano la verità e raccontavano la realtà dei fatti, non avendo alcun interesse a dire il falso”.
Adesso le difese hanno tempo fino a sabato per depositare le loro controdeduzioni.
Poi sarà il gip Valerio D’Andria a decidere. Entro lunedì. Giorno in cui cesserà l’efficacia delle misure.