Panicale, Cava di Cerreto: gravi rischi per il territorio

È quanto emerso dalla tavola rotonda organizzata da Italia Nostra sabato 4 luglio

Si è svolta a Panicale sabato mattina 4 luglio la tavola rotonda dal tema “Salute, Ambiente e Paesaggio rischi e prospettive per il territorio: il caso della Cava di Cerreto”, organizzata da Italia Nostra e condotta dal Presidente della sezione perugina architetto Luigi Fressoia; è stata occasione finora unica per un civile e costruttivo confronto tra i comitati di residenti, le istituzioni, gli operatori turistici ed economici locali. Autorevole presenza anche del FAI Umbria, con la delegata all’ ambiente arch. Francesca Giugliarelli; presente la proprietà della cava che ha rappresentato le proprie legittime aspettative; assente qualsiasi rappresentanza del Comune di Panicale, che giustifica ogni inquietudine e timore su decisioni non partecipate che potrebbero cambiare in maniera irreversibile l’economia consolidata del territorio. L’occasione è stata utile anche come ricognizione delle numerose osservazioni pervenute in Regione da parte di imprese, associazioni, comitati, singoli o gruppi di cittadini, per un totale di ben 13 soggetti e decine di osservazioni molto ben argomentate e giuridicamente fondate, indirizzate alla Regione preposta al rilascio o al diniego di PAUR (provvedimento ambientale unico regionale).

Alla Tavola Rotonda hanno partecipato su invito non più di 30 cittadini a causa delle restrizioni Covid-19, comunque dando finalmente voce a rappresentanti dei molti operatori turistici, agricoli e di prodotti tipici, a centinaia e centinaia di cittadini che vivono ormai da tempo la preoccupazione che la ferita della cava possa riaprirsi da un momento all’altro. Tutti gli interventi hanno evidenziato con grande forza che essendo la cava ormai non sfruttata da più di 20 anni (negli ultimi 10 non si è spostata neanche una pietra), l’economia di questo territorio a confine con il Lago Trasimeno e a ridosso del sito archeologico “Monte Solare”, si è indirizzata verso un benefico sviluppo nei comparti diversi del turismo, ricettività, ristorazione, sport e svago, dell’agricoltura tradizionale e biologica di qualità, dei prodotti alimentari tipici, che tutti insieme garantiscono lavoro a centinaia di persone in modo diffuso, ormai perno di una economia solida e finalmente in sintonia coi caratteri naturali e storici del territorio. L’autorizzazione a riaprire la cava chiusa (che paesaggisticamente si è riambientata da sola in via naturale), metterebbe a serio rischio numerose aziende con concreta possibilità di perdere gran parte dei posti di lavoro; è stato infatti ricordato che nel raggio di soli 2/3 chilometri dalla Cava sussistono una trentina di aziende turistiche e 5 di agricoltura biologica.

L’architetto Fressoia ha anche ricordato che molte osservazioni richiamano il Ptcp (Piano territoriale coordinamento provinciale) che individua per l’intero Monte Solare la destinazione d’uso di Parco Archeologico; pertanto non si vede come l’amministrazione comunale potrebbe autorizzare destinazioni d’uso diverse, né tanto meno adottare varianti al PRG che contraddicano il PTCP. Né è comprensibile chiamare “riambientamento” la pretesa di escavare per dieci anni circa 750.000 mc di inerti al 97% destinati fuori del sito: è evidente che trattasi di “riapertura di cava”.

Così evidenziato che il progetto di riapertura della cava è incompatibile con la vocazione del territorio, l’intervento della Dr.ssa Francesca Caproni, esperta in progettazione e programmazione dei fondi comunitari, ha illustrato buoni esempi italiani ed esteri di veri e proficui riambientamenti di cava con relative gestioni economiche, cosa possibile anche a Panicale per esempio attraverso il programma “Life Ambiente”, iniziativa strutturale dell’Unione Europea nata nel 1992 ancora oggi operativa per finanziamenti importanti di supporto alle politiche ambientali locali. Sono moltissimi gli esempi dell’utilizzo di questo programma per il riambientamento di cave, in Europa, in Italia e anche in Umbria. Tutto ciò dimostra che il sito di Cerreto Alto con tutto il monte Solare può essere imprenditorialmente sfruttato con altre destinazioni capaci comunque di creare utili per l’imprenditore/proprietario, però senza distruggere l’economia d’intorno, anzi andando in integrazione con questa e creando ulteriori occasioni di posti di lavoro. Incisivi sono stati gli interventi finali dei rappresentanti delle istituzioni regionali e nazionali. L’assessore all’ambiente della Regione Umbria, non avendo potuto partecipare di persona, ha inviato lettera rassicurando che “……nell’ambito di una valutazione di impatto ambientale, si devono pesare o valutare, pro e contro, effetti diretti o indiretti, trasformazioni che possono essere reversibili ma anche irreversibili. Nel caso delle attività di cava si devono valutare innegabili e rilevanti impatti che ricadono su un territorio di particolare pregio, naturalistico e ambientale, ma che nel tempo ha assunto anche un rilievo economico per le numerose attività agricole e turistiche presenti…”. Incisivo l’intervento del Senatore Luca Briziarelli, già distintosi per la tutela ambientale di questo territorio, che ha auspicato tempi brevi richiamando che la decisione della Regione deve tener conto del tipo di sviluppo maturato positivamente negli anni coniugando sviluppo e tutela del paesaggio. “L’Associazione – si legge in chiusura della nota di Italia Nostra – naturalmente continuerà a vigilare insieme alle forze sociali e culturali”.