Opere pubbliche, indispensabili per la crescita del Paese

Intanto ci troviamo in presenza di un’allarmante desertificazione industriale

di Bruno Di Pilla – La TAV s’ha da fare, altro che storie, così come vanno costruiti (e ricostruiti) ponti con materiali di primissima scelta, anelli e raccordi stradali, infrastrutture che sappiano rendere più moderna e sicura l’Italia. Per crescere e tendere ad un significativo aumento del tasso d’occupazione, come suggerivano Keynes e Galbraith, ogni Paese deve realizzare innovative opere pubbliche, in omaggio ad un “savio governo del capitalismo”.

Il mònito dei due grandi economisti novecenteschi (maestro e discepolo) è più che mai valido per lo Stivale del XXI secolo, in cui manca un adeguato flusso d’investimenti da parte dello Stato, mentre aumenta in modo preoccupante il risparmio amorfo in conto corrente presso le banche. Il fatto è che il ceto medio nazionale, in periodi di forti oscillazioni del valore dei titoli in Borsa, non si fida di acquistare pacchetti azionari d’incerto rendimento e neanche obbligazioni o certificati offerti dagli istituti di credito nonché dal Tesoro, anche per l’elevatissimo debito pubblico e le conseguenti bizzarrie del differenziale tra BTP decennali e Bund tedeschi. E’ uno spauracchio, lo “spread”, che s’aggira minaccioso intorno ai 300 punti.

Pertanto, se il Governo vuole davvero procedere a sistematici interventi in campo economico, sia pure conformi al principio di sussidiarietà, appaiono indispensabili manovre correttive in politica monetaria e fiscale, specie in presenza di un’allarmante desertificazione industriale che, inutile negarlo, disorienta l’opinione pubblica: molte nostre imprese delocalizzano, nel disperato tentativo di abbattere i costi, le più appetibili sono cadute in mano straniera, altre sono fallite o danzano sull’orlo del baratro.

Spetta dunque alla CDP (Cassa Depositi e Prestiti) assumere il ruolo che fu del mai troppo rimpianto IRI, la massima holding pubblica italica, frettolosamente liquidata e soppressa nel 2000. L’obiettivo è combattere i letali fenomeni dell’accumulazione e della fuga di capitali all’estero. Il MEF deve agire in modo tale che i cittadini siano indotti a privarsi, almeno in parte, delle somme “dormienti” in banca o nei forzieri di casa. Utilizzi integralmente i finanziamenti comunitari della BEI, specificando le infrastrutture da realizzare e non entrando in polemica con i potenti colleghi della Commissione Europea, faccia appello al sentimento di solidarietà dei concittadini, ad esempio elevando con razionalità le imposte su beni e servizi ipervoluttuari (giochi, alcolici, tabacchi, abbigliamento ed oggettistica di lusso).

Infine, la CDP salvi e sostenga le imprese nazionali superstiti e, tramite reiterate campagne pubblicitarie, offra condizioni vantaggiose per il rastrellamento di parte dell’inoperoso risparmio privato. Solo così il Bel Paese può sperare di crescere, sconfiggendo l’interminabile fase depressiva.