La fotografia dell’economia umbra tracciata da Bankitalia

Cresce l’export, migliora il fatturato delle piccole aziende, aumenta il credito alle famiglie sempre più in difficoltà

Di Luigi Piccolo – Segnali positivi di crescita e sviluppo dell’economia e della finanza umbra, ma il futuro è incerto, a causa, soprattutto, della instabilità dei mercati internazionali. Sono questi i dati più rilevanti che emergono dal rapporto semestrale presentato ieri da Bankitalia.

Cresce l’export che supera il dato della media nazionale, registrando il 5,6 contro il 3,7% del dato Italia. Le piccole aziende, con massimo 10 dipendenti, raggiungono l’obbiettivo di chiudere il fatturato in utile. Le grandi aziende diminuiscono gli investimenti in macchinari ed altro a causa delle incertezze sul futuro, determinate dalle problematiche dei mercati internazionali che incidono su maggiori tassi e sulle spese doganali, ma soprattutto per le incertezze politiche che vedono in primo piano coinvolti Paesi come Germania, Cina, Usa. E al nostro interno le problematiche legate alla politica che non offre certezze di investimenti agli imprenditoori.

Nel settore bancario diminuisce la domanda degli affidamenti giunta al minimo storico nel semestre, passando dal 2,3 % di giugno all’attuale 1,5% e sono in ribasso anche i prestiti alle piccole e medie aziende che pagano salata la loro dimensione e le garanzie di tutela bancaria anche in termini di tassi, che sono superiori di diversi punti percentuali rispetto a quelli concessi alle grandi aziende; in sintesi “le banche danno più soldi a chi li ha e meno a chi non li ha”.

Nel quandro economico generale il dato più negativo negativo si registra nel settore edile, in costante crisi dal 2008. Debole la vendita di immobili, sia per quanto riguarda le abitazioni civili sia per quelle commerciali, in calo anche il valore al metro quadro della vendita dell’usato.

Le famiglie umbre sono sempre più povere, il dato della ricerca pone in evidenzia la crescita della richiesta di credito al consumo, salita al più 9,1 %, con una stabilizzazione dei mutui in netta connessione con la crisi edile. In generale anche per le imprese è migliorata la qualità dei prestiti con una nota dolente per il comparto manifatturiero dove aumentano le posizioni con difficoltà di rimborso.

Buoni i segnali che riguardano i dati sull’occupazione che vede in crescita le assunzioni a tempo indeterminato, ma la strada è ancora lunga, soprattutto per quanto riguarda l’impiego a tempo. In generale il sistema occupazionale umbro parrebbe stabile, confermando un andamento in controtendenza con il dato nazionale. E dunque possiamo asserire che si è ridotto il tasso di disoccupazione con un minor numero di persone in cerca di lavoro, ed un maggior numero di laureati e laureandi che fuggono dalla regione in cerca di un futuro migliore. Tuttavia sarebbe il caso attendere i dati Inps, prima di lanciare messaggi di positività sull’occupazione.

Tornando all’economia reale del territorio, Perugia lancia segnali positivi rispetto a Terni. I settori che maggiormente contribuiscono alla crescita dell’Umbria sono quelli della vendita di macchinari (+11%) e del lusso (+ 8).

Nel settore del commercio registriamo un miglioramento nell’area dei servizi diversi, soffrono i piccoli commercianti che chiudono in grande numero, mentre si assiste alla crescita, seppure complessa, della grande distribuzione e del Franchising.