Il destino dell’Europa si gioca sulla questione immigrazione

Per affrontare il problema non servono toni accesi e scambio di insulti

Di Francesco Pastorelli – Il tema dell’immigrazione tiene banco in Europa. Oggetto di sfida e di scontro, è diventato a tutti gli effetti l’argomento portante di ogni discussione politica. Oggettivamente un problema vitale. Comunque affrontato è sempre destinato a cambiare i destini di molte nazioni.

Ma quello che appare più evidente è il fatto che su questa materia non ci si confronta mai serenamente, ma ci si azzuffa sempre, al punto tale che ne è sorto uno scontro politico globale. Tanto che si è venuta a creare una spaccatura profonda e insanabile. Da una parte c’è chi rivendica il diritto di difendere a tutti i costi i confini territoriali, per motivi di sicurezza e quant’altro, e dall’altra coloro che sostengono la tesi dei porti aperti a tutti e comunque. Il tutto condito con generoso scambio di insulti, che vanno da “traditore della patria”, a “razzista”, se non a “infame nazista dell’ultimora”.

Con una Unione Europea alle spalle che invece di svolgere il proprio compito di coordinatore e giudice sopra le parti, gioca a ciurlare nel manico, osservando passiva e quasi compiaciuta le tante “scaramucce” che si sono venute a creare fra i Paesi membri. Il tutto pur di non prendersi le proprie responsabilità, pur di non scontentarevv soprattutto i governi “amici”.

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