Il conflitto fra Cattolicesimo e Politica, in attesa di una nuova Enciclica sociale

Papa Francesco ha convocato uno stato generale ad Assisi per la primavera del 2020, con un appello a scienziati e agli altri esperti per un ulteriore approfondimento delle questioni in gioco

Di Mario Roych – Dopo le elezioni europee di maggio è tornato alla ribalta il tema del rapporto tra Cattolicesimo e Politica, e precisamente sul ruolo esercitato dalla gerarchia ecclesiastica sui fatti italiani e sull’orientamento dei cattolici nel voto.

Si è a lungo discettato su quel 27-30% di cattolici praticanti che hanno votato Lega, percentuale che sale al 40%, se si considera anche chi va a Messa sporadicamente.

È un indice che ha dettato scandalo per la contraddizione tra predicazione e programmi politici della Lega. Più rilevante è che il voto dei cattolici s’indirizza in varie direzioni, cioè è frammentato.
È un aspetto da tener presente, ma non è il più rilevante.

È abbastanza evidente la divaricazione che c’è tra attivismo della Chiesa nel sociale (attraverso la Caritas, ma non solo) e influenza sui temi d’indirizzo generale, quelli di competenza della Politica.

Sotto il primo aspetto la Chiesa italiana è in prima fila e gioca un ruolo di assoluta rilevanza, con l’assistenza alle persone e alle famiglie in difficoltà. Ne sono destinatari in primo luogo e prevalentemente i cittadini italiani, ma sono accolti con generosità anche gli immigrati provenienti da ogni parte del mondo.

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