I ristoratori dichiarano guerra alle sagre

Per far fronte a quella che è stata definita una “concorrenza sleale” minacciano la marcia sui comuni e la riconsegna delle proprie licenze

Per far fronte a quella che è stata definita una “concorrenza sleale” minacciano la marcia sui comuni e la riconsegna delle proprie licenze. I ristoratori vanno all’attacco per sollecitare la regolamentazione di feste, sagre e festival che tramite la gastronomia movimentano ogni anno almeno 8 milioni di euro.

Le sagre muovono un giro d’affari che, secondo gli operatori della ristorazione, in parte sottratto alle attività professionali molte delle quali, rischiano di chiudere. «Questo avviene nella totale disparità di trattamento e mancanza di regole certe – spiega Alvaro Burzigotti, presidente regionale Confesercenti – con le imprese che pagano da 17mila a 102mila euro l’anno in tasse, imposte, diritti e contributi, a fronte dei 500 che sostengono tali manifestazioni. È concorrenza sleale».

Da qui l’attacco che guarda verso la Regione e, soprattutto, verso i comuni cui si contesta il mancato varo dei regolamenti. «C’è una legge regionale che, però, non viene applicata – aggiunge Aldo Amoni, presidente regionale Confcommercio – perché manca la volontà: vorrà dire che faremo trasformare i ristoranti in circoli privati o club e riconsegneremo le licenze».

Ogni anno da aprile a ottobre si alternano e si sovrappongono circa 700 eventi, 400 dei quali secondo Confcommercio e Confesercenti andrebbero soppressi.

A distanza di un anno, le due organizzazioni tornano quindi a chiedere la revisione della legge da impostare su quattro principi chiave: divieto di prenotazione e asporto; durata massima di dieci giorni; intervallo di almeno due settimana per gli eventi ospitati dalla stessa struttura/area verde; controlli affidati anche alla polizia provinciale; istituzione dell’albo regionale delle sagre di qualità. «In ballo ci sono 6mila giornate gastronomiche», aggiunge Tommaso Barbanera, vice presidente Fipe Confcommercio.

Dunque, prima ancora che dal governo nazionale arrivino indicazioni precise su una eventuale ripartenza, i rappresentanti delle associazioni di categoria mettono le mani avanti.