Fornitore del ristorante “Da Faliero” nei guai

La trattoria Da Faliero è ormai famosa in tutta l’Umbria e non solo. Si trova lungo la statale che collega Magione a Chiusi ed è uno dei locali più famosi del Lago Trasimeno dove si può mangiare la buonissima torta al testo, specialità umbra che somiglia ad una piadina più alta e cotta sul testo, un disco di ghisa o pietra appoggiato sulla brace. Da Faliero si possono gustare anche altre specialità umbre: tagliatelle con il sugo d’oca, pesce di lago, e verdure cotte in tutti i modi. Tantissimi tavoli anche all’aperto, con la compagnia di un tramonto sul lago così bello da togliere il fiato.
Il ristorante è stato oggetto di una truffa da parte di un fornitore. L’uomo, approfittando della confidenza e della fiducia che le era stata concessa dai titolari, entrava nelle celle frigorifere e stabiliva da solo le cose che mancavano. Tutto è andato liscio per tanto tempo finché qualcuno si è accorto che i prodotti che lui metteva in conto erano già presenti in magazzino.
E così sono scattati i controlli e una bella denuncia. Finché si è arrivati alla sentenza di condanna: un anno e tre mesi con pena sospesa. Anche per il giudice dunque quel fornitore del celeberrimo ristorante “Da Faliero” avrebbe truffato la signora Maria Montegiove come denunciato dalla titolare anni fa.
Secondo quanto lei stessa – parte civile con l’avvocato Alessandro Vesi – aveva raccontato in aula, al locale si fidavano talmente tanto di quell’uomo che gli facevano controllare la cella frigorifera da solo.
Come riporta La Nazione fu una delle nuore della titolare a controllare per prima cosa accadeva in occasione di queste consegne. Entrò nella cella frigorifera prima dell’arrivo del fornitore, controllò cosa mancava, e fece lo stesso dopo la consegna, con la bolla come riscontro. Ebbene scoprì che, tra quanto riportato in bolla e quanto consegnato c’era una differenza di circa 600 euro. All’inizio gli altri familiari non le credettero proprio per il rapporto di fiducia che pensavano di avere con l’imputato, ma dovettero ricredersi. In ognuna delle due consegne settimanali c’era una discrepanza di circa 500-600 euro. Lo controllarono per circa due mesi e, l’unica volta che importo pagato e merce consegnata coincisero, fu quando passò un altro fornitore a fare la consegna. Agli atti del processo c’erano anche video girati dai titolari.

Il giudice non ha stabilito nessun pagamento di provvisionali nei confronti delle parti civili e, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, è probabile che i legali proseguiranno in sede civile per avere anche un risarcimento.