Foligno, anche Timi abbassa la saracinesca

L’analisi del presidente di Confcommercio Aldo Amoni

Il centro di Foligno è sempre più deserto.

Saracinesche abbassate, locali sfitti e in disuso, e attività commerciali che si delocalizzano sempre più, fanno da cornice a una crisi da tempo evidente e ben delineata nel territorio umbro.

Così anche lungo le vie principali di Foligno chiudono bazar storici. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, quello di Otello Timi, chiamato dai numerosi clienti il “fiscolaro”, derivante proprio dalla fabbricazione dei “fiscoli”, grandi dischi di corda usati per filtrare l’olio, realizzati dallo zio e dai cugini del titolare.
Il negozio, gestito dall’80enne Otello, sventola bandiera bianca ai piedi di una situazione economica a suo dire aggravata sempre di più dal “terremoto”.

«C’è però da fare una distinzione – come fa notare Aldo Amoni, presidente della Confcommercio di Foligno – tra “commercio notturno e commercio diurno”. Il primo riguarda la movida che prende piede nelle ore serali e coinvolge ristoranti e bar che risultano essere meno inclini a chiudere i battenti, il secondo comprende tutte quelle attività commerciali situate nel ramo dello shopping, quindi negozi d’abbigliamento, atelier, e boutique di vario genere».

Secondo Amoni la colpa è in parte da attribuire alla residenzialità dei centri storici che “diminuisce giorno per giorno” ed è quindi necessaria un’operazione di “ripopolamento e rifacimento del commercio diurno”. Per fare ciò la Confcommercio di Foligno sta preparando un’operazione che si chiamerà “Casa e Bottega”, e sarà strutturata in due bandi. Uno volto a riportare i giovani a vivere nel centro folignate, l’altro invece vuole agevolare gli insediamenti commerciali in alcune vie.

Da Foligno a Perugia, passando anche per realtà più piccole, la crisi che ha colpito l’Umbria non demorde, basti pensare che, come spiegato dal presidente di Confcommercio, «dal 2008 ad oggi il Pil dell’Umbria è sceso dl 15%, cioè da 27.000 euro a famiglia si è passati a 22.000».

Le attività non ingranano o faticano a ripartire, e giorno per giorno le realtà storiche del Cuore verde d’Italia perdono la propria identità.

Se poi a tutto questo si aggiunge il fatto che i centri storici sono diventati sempre più inagibili, e con l’introduzione di telecamere e varchi Ztl, penalizzano pesantemente i possibili utenti che vorrebbero fare shopping nel salotto buono della città, si capisce bene che la “politica” adottata per favorire gli ingressi nel cuore cittadino, non fa altro che contribuire ad indispettire ed allontanare il potenziale acquirente.