Bassolino: «Sia M5S che Italia Viva saranno spine continue nella vita dell’attuale governo»

di Francesco Castellini – Antonio Bassolino, ex sindaco di Napoli, ex presidente della Regione Campania ed ex ministro del Lavoro, non ci sta a vedere la “sua” sinistra ridotta così e attraverso un’intervista rilasciata a “Il Mattino” affronta le tematiche che stanno al centro del dibattito interno al suo schieramento politico.

Nel suo profilo Facebook ha pubblicato il suo intervento che noi riportiamo per intero qui di seguito.

«La destra ha un suo leader e ha un suo popolo alle spalle. Noi dobbiamo ancora dimostrarlo. Possiamo farlo solo affrontando i problemi, mettendoli al centro della nostra azione. Non è più tempo di liti».
«La destra ha un suo popolo noi basta con le liti, ora i fatti» «La destra ha un suo leader e ha un suo popolo alle spalle. Noi dobbiamo ancora dimostrarlo. Possiamo farlo solo affrontando i problemi, mettendoli al centro della nostra azione»: lo dice Antonio Bassolino in un’intervista al Mattino. «Non è più tempo di liti». «La destra ha mostrato di avere un popolo il Pd per reagire deve risolvere problemi».
Più che a quella dei duellanti della novella di Joseph Conrad e poi del film di Ridley Scott, Antonio Bassolino avvicina l’immagine che esce dalla settimana in cui Matteo Renzi e Matteo Salvini si sono fronteggiati quasi ininterrottamente – martedì nello studio televisivo del “Porta a porta” di Bruno Vespa, sabato da Piazza San Giovanni a Roma e ieri dalla Leopolda a Firenze, all’altra che con straordinario effetto di sintesi risalta dal detto napoletano “Mettimece d’accordo e ce vattìmme”, “Mettiamoci d’accordo e ci picchiamo”.
«Appunto: ci picchiamo. – spiega l’ex sindaco di Napoli e governatore della Campania – Da quanto hanno affermato possiamo dedurre che, pur da un’infinita distanza, hanno il comune interesse a presentarsi, riconoscersi e autolegittimarsi come i due principali leader politici italiani».
Bassolino, insomma lei ritiene che in fondo il loro obiettivo oggi sia principalmente questo.
«Bisogna riconoscere che dopo gli insuccessi e le mancate autocritiche restano in piena attività. Salvini con una sua forza, intatta anche dopo gli scivoloni di agosto. Renzi alla ricerca di uno spazio politico che lo porti oltre le attuali percentuali di consenso. Ma per capire il ruolo che oggi loro interpretano conviene fare un passo indietro».
Per andare dove?
«Alle elezioni europee del 2014 e del 2019. Molto diversi, uno di destra e l’altro di centrosinistra, entrambi hanno ottenuto un grande successo in appuntamenti particolari che non possono essere paragonati ne al voto politico ne all’amministrativo: per la ridotta pressione dei territori, per il minor numeri di candidati, per la bassa percentuale dei votanti. Entrambi, Matteo Renzi nel 2014 e Matteo Salvini nel 2019, hanno sopravvalutato e si sono fatti male con le loro stesse mani: Renzi personalizzando la consultazione referendaria sulle riforme istituzionali, Salvini con i clamorosi errori di quest’estate. Il primo: isolarsi in Europa anche rispetto ai governi sovranisti, dopo aver raddoppiato i suoi voti dal 17 al 34%, mentre il M5S, che aveva dimezzato i consensi, entrava nel nuovo quadro politico. Il secondo: aprire una crisi di governo subito dopo la vicenda europea. Come Renzi, aveva avuto difficoltà a riflettere sugli errori commessi. Salvini non è stato capace di vedere il suo inebriamento».
Si arriva così alla svolta di agosto, al nuovo governo guidato dal confermato Giuseppe Conte, al centrosinistra che rientra nell’esecutivo.
Ma ora che succede? Il duello di Salvini e Renzi da un lato, la tensione tra Conte e Di Maio, le difficoltà del Pd.

«Non è esatto sostenere, come molti ritengono e come affermano tanti loro dirigenti, che il M5S non sia né di destra né di sinistra, ma post-ideologico. Al contrario: i cinquestelle sono di destra e di sinistra, mutando ogni volta che prevale un’anima o un’altra al loro interno e il loro futuro dipende dai temi che emergono nella realtà esterna e dall’atteggiamento delle altre forze politiche. Hanno perciò vissuto in pieno agosto un repentino passaggio da uno schieramento di governo all’altro ed è stato Beppe Grillo il protagonista di questa operazione. Lui che resta il personaggio di maggiore caratura politica nel movimento. Sia M5S che Italia Viva saranno spine continue nella vita dell’attuale governo. A volte acute, come in queste ore. Ma fino a un certo punto, perché entrambi non hanno intenzione di andare al voto prima della scadenza: oggi sono super rappresentati nell’attuale parlamento. Però a volte il filo teso può spezzarsi, anche non volendo. In passato è già successo».
Il Pd rischia di pagarne il prezzo più alto?
«Guardi, la via d’uscita è insistere nel porre al centro dell’attenzione e dell’impegno i problemi di fondo del Paese. Mettere l’accento su questi, più che su dinamiche interne e polemiche politiche. Le questioni della crescita e di uno sviluppo vero e nuovo capace di rilanciare il Mezzogiorno visto come una risorsa oltre che come un problema per l’Italia. Rispetto all’ipotesi di federalismo differenziato del precedente governo, puntare a un vero equilibrio istituzionale per le Regioni e per i Comuni e farsi carico di una proposta di una seria riforma sia per le istituzioni che per la società. Sottolineare l’urgenza di intervenire sui grandi temi internazionali sui quali invece si fatica molto a recuperare un ruolo all’Italia e dell’Europa, diventare protagonisti nel far ripartire l’incompiuta costruzione europea. Questo è il terreno su cui il Pd deve misurarsi: è così che si da un contributo a uscir fuori dalle polemiche interne. Ponendo la priorità di questioni del genere nel governo e nella società. La destra all’opposizione ha dimostrato, anche con piazza San Giovanni, di avere una guida in Matteo Salvini, una coalizione per candidarsi al governo e un popolo alle spalle. Il centrosinistra e la sinistra sono al governo, ma senza avere con sé il popolo che ci vorrebbe. Il Pd di Nicola Zingaretti ha compiuto qualche passo in avanti, però è ancora lontano da poter costituire, assieme alle altre forze di sinistra e alla stessa Italia Viva, una coalizione maggioritaria di governo per scelta e decisione degli elettori e dei cittadini».
Generoso Picone