Assolto Don Elvio Re a distanza di 5 anni dall’accusa per tentato stupro

Assolto Don Elvio Re, a distanza di 5 anni dalla condanna che lo aveva giudicato reo di aver violentato una donna nella sua abitazione di Santa Maria degli Angeli.
In primo grado il Pm aveva condannato il prete marchigiano a 4 anni di reclusione, successivamente scontati dal gup a due anni, perché a suo avviso il fatto era lieve, malgrado il sacerdote si era sempre dichiarato innocente, prima e durante il periodo di difesa per  la condanna.
Don Elvio Re è stato scagionato dalla Corte di Appello di Perugia “perché il fatto non sussiste”.
La donna che lo aveva accusato, servendosi della testimonianza della figlia, era ospite nella parrocchia marchigiana del paese di don Elvio.
La donna  aveva raccontato ai giudici di aver ricevuto un tentato stupro da parte del prete che una volta entrato nell’abitazione e le avrebbe tolto gli abiti e le mutandine con violenza mentre la figlia aveva chiamato i Carabinieri di Santa Maria degli Angeli, confermando il grave atto.

Don Elvio Re è stato scagionato, come richiesto dagli avvocati Simone Pillon e Sara Napoleoni, che hanno sempre sostenuto la tesi difensiva con la tesi che il prete era stato tratto in inganno.
Nella mattinata di ieri il PM Mignini ha dichiarato l’assoluzione accogliendo il ricorso dei due avvocati che ora auspicano ora che don Elvio “con il tempo possa ritornare ad essere sereno e a celebrare nuovamente la messa”.

Don Elvio è il classico esempio di una violenza traumatica dovuta ad un errore giudiziario.

Secondo una indagine Eurispesnell’arco degli ultimi cinquant’anni sarebbero 4 milioni gli italiani vittime di errori giudiziari: dichiarati colpevoli, arrestati e solo dopo un tempo più o meno lungo, rilasciati perché innocenti.
Un dato non confermato dal ministero di Giustizia, ma ricavato da un’analisi delle sentenze e delle scarcerazioni per ingiusta detenzione nel corso di cinque decenni (Corsera, maggio 2011).
Secondo il  rapporto del Ministero della Giustizia su 53 mila detenuti complessivi 16.740 sono in attesa del primo giudizio, 9.600 dell’appello, 3.200 del giudizio della Cassazione: il totale di questa popolazione carceraria “sospesa” è assai maggiore dei 22 mila detenuti perché condannati in via definitiva. 
Dal ’92 c’è la possibilità per gli innocenti ritenuti colpevoli e poi rimessi in libertà, di chiedere e ottenere un risarcimento per ingiusta detenzione. Ogni tanto lo Stato paga: il ministero dell’Economia ha quantificato in 213 milioni di euro i soldi sborsati nel periodo 2004-2007 per risarcire le vittime di errore giudiziario e per custodia cautelare ingiusta.

Nel sito   nato dall’idea di Benedetto LattanziValentino Maimone, due giornalisti che da oltre 20 anni si occupano di errori giudiziari e ingiusta detenzione, sono elencati per anno i singoli casi di ingiusta prevenzione.

Tra i casi di ingiusta carcerazione ricordiamo con grande dolore il caso di Enzo Tortora.
La famosa vicenda  vide il noto presentatore del programma Portobello vittima di testimonianze false da parte di pentiti mafiosi. Tortora fu arrestato in una camera d’albergo nel 1983 con l’accusa di appartenere all’associazione camorristica Nuova Camorra Organizzata. Il 17 giugno 1983 fu per questo arrestato e imputato di  e . Dopo 7 mesi di nel gennaio del 1984, fu liberato ma il 17 settembre 1985, i due pubblici ministeri del processo, Lucio Di Pietro e Felice di Persia fecero condannare Tortora a dieci anni di carcere. La sua innocenza fu dimostrata e riconosciuta il 15 settembre 1986, quando venne infine definitivamente assolto dalla .

Durante questo periodo Tortora fu eletto  per il , di cui divenne anche presidente.Tortora morì un anno dopo la sua definitiva assoluzione.