Al via il nuovo anno scolastico tra smarrimento, rassegnazione e mercificazione culturale

In Umbria il primo giorno di scuola è scattato il 12 settembre, e questo è stato uno dei pochi punti di certezza in un contesto generale di confusione

di Salvatore Maria Micciché – Ricomincia l’anno scolastico. Il calendario delle lezioni è stato deliberato dalla Giunta regionale.

È questo uno dei pochi punti di certezza in un contesto generale segnato da confusione, rassegnazione e approssimazione (basti pensare alle incredibili vicende delle vaccinazioni e delle annose questioni della sicurezza degli edifici).

Il sedicente “governo del cambiamento” non cambia i problemi vecchi e nuovi che rimangono irrisolti e ingarbugliati.

Le 57mila assunzioni autorizzate copriranno solo 37mila cattedre, gli altri posti vacanti saranno occupati da supplenti che in totale arriveranno a sfiorare le 80mila unità (10mila in meno rispetto allo scorso anno), a cui vanno aggiunti i 50mila posti “in deroga”, cioè a tempo determinato, del sostegno e altri 15mila posti c.d. “comuni”.

Le università non dimostrano di essere in grado di fornire in modo adeguato insegnamenti specializzati, come previsto dalla legge sui disabili.

Ci sono le cattedre ma mancano gli insegnanti.
Non ci sono docenti per alcune materie, soprattutto al Nord (matematica, latino, greco alle superiori).

Ad esempio in provincia di Udine una maestra su tre non si è presentata alla chiamata.

Un quarto degli Uffici dei dirigenti scolastici saranno occupati da “reggenti” (in Umbria la percentuale è più alta, 32 dirigenti per 140 posti).
C’è poi il capitolo del personale A.T.A. (amministrativo, tecnico e ausiliario), di cui poco si parla.

Secondo fonti sindacali quest’anno sono stati autorizzati 8mila posti a fronte di circa 17mila necessari per far funzionare le scuole. Mancano 2.100 Direttori Amministrativi su 8mila.

A tutto ciò si aggiunga la spinosa vicenda dei diplomati magistrali, a seguito della sentenza delle Adunanze Plenarie del Consiglio di Stato.

Il nodo principale non è però quello di coprire le cattedre in ogni modo ma che si possa contare su un numero adeguato di docenti stabili e qualificati, in grado di poter assolvere la fondamentale funzione di trasmissioni ed elaborazione dei saperi, curandone sistematicamente gli apprendimenti.

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